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PAOLO CITRINI: DA DOMO ALLA SERIE A…

Mentre i ragazzi sudano nella palestra del Liceo Spezia, c’è chi lo fa a Olbia, Geovillage, quartier generale della preparazione della Dinamo Sassari.
È Paolo Citrini, assistant coach della Dinamo, uomo nato e cresciuto a Donodossola.
imageLo abbiamo incontrato in Sardegna ed abbiamo provato a raccontare la sua storia “domese”.
Sul “cosa ti ricordi” è partito un fiume in piena….
“Sarebbe dura raccontare per filo e per segno un’avventura iniziata tantissimi anni fa quasi per gioco con Bonacina e Massarelli, con Pippo Rabbolini che imperversava come coach ed Ennio Leaonardi che aveva il figlio che giocava e sarebbe poi diventato il Presidente della svolta”.
Come nasce la passione per il pallone a spicchi?
“La passione nasce con Marco Bassi, Ciccio Bottaro, Andrea Prada e lo stesso Michele Marinello con cui lottavamo all’Ambreuse e vincevamo il torneo di San Bartolomeo. Ho visto crescere ragazzini, passare personaggi e cercare di fare qualcosa, ma sognavo una Domodossola in alto, una Domodossola ambiziosa che potesse competere ad un buon livello”.
E quindi?
“E quindi in un ufficietto delle ferrovie con Ennio Leonardi iniziai a sommergerlo di idee, progetti, costi, giocatori da comprare e voglia di cominciare a tirarci su dalla promozione. Con i vari Rogora, Lorenzini, Tamini, Sarain, il povero Fabio Tosi, rastrellavamo ogni sponsor e ogni situazione favorevole per poter diventare più competitivi prima di arrivare ad una C2 vera (una B di adesso) con squadre blasonate come Ghemme Novara e Aosta. Portammo il primo americano a Domodossola (mossa per i bambini e per riempire la palestra), giocammo con i primi giocatori che venivano da fuori (quanto fu dura convincere Luca Moia) però riuscimmo a creare un movimento un interesse, una identità.
imageTutti parlavano di noi, ci seguivano, volevano sapere…., pazienza se perdemmo la finale (saremmo potuti essere ripescati); avevamo creato a Domodossola uno zoccolo di appassionati pronti a fare qualcosa per il basket”.
E poi sei volato in alto…
” Io ebbi la fortuna di giocare le mie carte di carriera ad alto livello, mentre  Domodossola ha resistito con la testa e con il cuore ed è riuscita ad uscire dalle sabbie mobili pericolose e grazie a coloro che hanno continuato a lottare, da Bianconi a Novaria fino ai fratelli Pirazzi, a Marinello e a Poli Opposti e tanti altri: nonostante la sempre maggiore difficoltà a reperire finanziamenti Domodossola è riuscita a manterere in vita il basket prima di esplodere nella stagione più magica che conoscete”.
Qualche aneddoto?
“Mi vengono in mente tanti aneddoti, il naso rotto di Castiglia in finale (ad opera di Villani ndr), il primo vero sponsor Boiardi, grande Max, il povero Bobo del Malatesta, senza dimenticare le tante indimenticabili trasferte… E poi mi piace ricordare quando con me in campo da play e Titti Tonsi in panchina, ai playoff ebbi l’idea di dirgli: “ebbe Titti…. Se vogliamo vincere i playoff, giochi tu e alleno io…..”
imagePoi Roby Massarelli che mi diede la prima chance nel femminile di allenare a 20 anni: mica facile con il capitano di 36 e tante ragazze che volevano smettere.
Poi tanti amici, tanti ricordi, la voglia di sbattersi, fare lotterie, fare la partita di serie A a Domodossola con giocatori all’epoca mostruosi con Novara Biella e Cantù. Bei tempi…. Penso a quella Domo con le lacrime negli occhi e la consapevolezza di aver iniziato i quei giorni qualcosa di speciale che sarebbe potuto durare”.
Il fiume in piena si tranquillizza…. Ed arriviamo ai giorni nostri. Cosa ne dici Paolo?
“Ora chiedo a Domodossola di mettersi una mano sul cuore, capire la realtà dove si è arrivati, rimanere con la stessa fame, identità, senso di appartenenza che avevamo in Promozione. Domodossola è nel mio cuore e deve esserlo in quello di tutti gli ossolani”.
Come la chiudiamo Paolo?
” Con un grazie di tutto a Domodossola: io sono un vostro grande tifoso”.

Paolo Citrini, 7° in serie A1 a Sassari poi passato in serie A per Montegranaro e Napoli, vincitore di uno scudetto, due coppe italie e una supercoppa più 2 titoli di B1 con Meo Sacchetti, suo “padre” cestistico, in panchina con cui ha giocato oltre 350 partite in 8 anni.

Ci sarebbe un libro da scrivere…. E forse lo faremo….
“mi fermo qui …. alegar Domo: non cambiare mai”.

E grazie Paolo.

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