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EMILIO “BILLO” GABUTTI: CABEZA E CORAZON

gabuttiStrana storia quella di Emilio Gabutti, detto “Billo”: imprenditore di successo (con la famiglia guida la ditta Legnami Gabutti di Verbania) ha avuto con la pallacanestro un rapporto contraddittorio ed un maledetto infarto l’ha forse allontanato da una carriera nel basket di primo piano a livello nazionale.

Lo incontro qualche anno addietro: la scintilla per la stesura di questo libro si era accesa, ma mi sarei fermato ben presto per problemi vari; lo incontro a Verbania, nel suo ufficio con le pareti piene di fotografie delle sue avventure in panchina.

vorfa10Da lì nasce un’intervista che riprendo oggi molto volentieri: “Billo” è stato anche mio allenatore… per mezza seduta di allenamento con la prima squadra culminata con la mia prima rottura di crociato, ma ci siamo poi “incrociati” tante volte; a Verbania, ad esempio, ha allenato Vorfa in serie C2 con derby tiratissimi; Real era stato a Domo nelle due stagioni precedenti.

Si definisce “troppo vecchio” per un curriculum, ma di cose da raccontare ne ha parecchie ed a grandi linee sono comunque riuscito a ricostruire la sua storia sportiva.

Negli anni ‘74/’75 inizia come allenatore/dirigente/tuttofare nel Verbania Basket che assieme ad altri ha fondato ufficialmente il 7 gennaio 1975 (la data se la ricorda benissimo!).

Porta la squadra giovanile a vincere il campionato juniores ed a un brillante secondo posto nella Promozione di allora (ben diversa dall’attuale per livello tecnico) e viene notato da tecnici svizzeri che lo portano, negli anni ’79, ’80 e ’81 ad allenare a Locarno la gloriosa “Muraltese” nelle serie A e B nazionali.

L’esperienza elvetica si chiude con il passaggio di “Billo” all’Angera con la quale trionfa nel campionato di serie D vincendo tutte le partite.

Prima grande “sfiga” nella storia sportiva di Gabutti senior: il presidente della società “appassionato e pieno di soldi”, muore… “addio alla C lombarda”.

Ma Emilio Gabutti ha comunque impressionato e viene contattato da Gorlese e Bustese (B2 e B1), ma arriva la chiamata inaspettata: Giancarlo Sarti lo chiama per diventare aiuto allenatore con la Fortitudo Bologna in A1! E’ l’occasione della vita che Emilio accetta, ma che si interrompe subito a causa di quello che ancora oggi lui definisce “quel maledetto infarto”.

Il seguito è ben diverso da quello che potrebbe essere stato: dopo un “anno sabbatico” Gabutti ricomincia da Omegna facendo serie D e serie C.

burliniAlex Burlini (per anni bandiera della Fulgor Omegna) l’ho allenato e fatto esordire in serie D… si vedeva che aveva una marcia in più!” … e che Billo avesse fiuto si sapeva…

Nel 1986 torna a Verbania e batte Domodossola nella finale per acceder alla serie D: “Massarelli, Drutto e company arrivarono a Verbania belli sicuri di vincere… avevano giacca e cravatta e non nascondevano le bottiglie di spumante! Ma alla fine, alla faccia loro, vinciamo noi…piccoli e cattivi!”

Rogora, con Citrini, Sarain e Pisenti

Rogora, con Citrini, Sarain e Pisenti

La serie D viene disputata con l’integrazione dei lunghi di Domo Sarain, Scarlatti e Rogora che consentono il passaggio alla serie C.

 

“Siamo sempre stati terzi o quarti…..mancavano i soldi per fare il salto di qualità” racconta “Billo”.

Esaurito quel ciclo viene chiamato a Domodossola: “Pippo Rabbolini non poteva continuare ad allenare i fortissimi cadetti per problemi personali e la società aveva programmi ambiziosi; arrivai a Domo portando mio figlio Mario e l’anno dopo anche Castiglia che ho scoperto in un camp a Roma. Vinciamo il campionato Juniores e finiamo secondi ai regionali perché ci fanno giocare alle dieci di mattina! Bastava guardare le facce dei miei per capire che sarebbe finita male”.

E’ il 1992 e la società è guidata da Prada coadiuvato sempre dall’instancabile Massarelli: si apre un confronto subito dopo l’agognata promozione in serie D fra società e giocatori; questi ultimi vogliono cambiare la guida tecnica… vogliono Gabutti.

dsc_9409Racconta Davide Drutto: “Vinto il campionato di promozione nel 1991 c’era finalmente da fare il tanto atteso salto in serie D. La squadra era in gran parte quella passata attraverso anni di delusioni cocenti, con un buon numero di campionati naufragati in finale, con addosso l’etichetta di eterni secondi che ormai stava diventando una barzelletta. Era naturale che proprio quello stesso gruppo si togliesse la soddisfazione di giocarsi, magari con un paio di rinforzi, la propria avventura in D e che fosse andata come cazzo voleva. Invece… la società convocò tutti i giocatori chiedendo, in poche parole, se volessimo ancora Rabbolini come allenatore. Lui, naturalmente, non era stato invitato. La maggioranza fu schiacciante e dicemmo di no: volevamo un altro e venne fatto il nome di Gabutti che ci sembrava perfetto: veniva da Verbania, aveva allenato nella A svizzera quindi lo immaginavamo competente, sembrava un ottimo coach.

Aver segato Pippo è una decisione che mi fa ancora sentire un verme…”

Su Domodossola “Billo” ricorda: “la società non ha tanti soldi, ma vuole fare bella figura e pertanto compriamo mezzo mondo: ho conoscenze a Desio che mi consentono di portare a Domo Fumagalli e Monti, acquisto Facchini e poi, complice l’abitudine tutta domese di andare in ferie a settembre, siamo costretti a prendere Picarelli e Bonato… gente che non c’entrava niente rispetto al progetto iniziale!”

Gabutti ricorda ancora la squadra decimata ad inizio campionato a causa delle ferie settembrine di Drutto, Scarlatti e  compagni: è questa una versione che i “senatori” respingono con forza… la verità, come al solito, starà nel mezzo!

“Era una squadra forte, pazza e giovane… a metà campionato siamo a -2 dalla vetta; al ritorno succede di tutto a partire dalla gamba rotta di Facchini. “Facco” era un gladiatore, un trascinatore, uno che ci faceva venti punti a partita! Senza di lui le cose cambiarono.. arrivò anche Titti Tonsi da Verbania, in disaccordo con la società, ma non giravano più soldi, fummo sfortunati e finimmo quart’ultimi con Crocetta: salvarono Crocetta!

L’anno successivo Prada da le dimissioni, il programma non esiste più ed è terminato il ciclo… su invito di Massarelli alleno le ragazze ad Ornavasso per la serie C, ma faccio un anno solo e smetto. In quell’anno piazzo i miei giocatori fra i quali Castiglia all’Omegna e Mario (suo figlio nda) a Castelletto in C1”.

Billo ha poi ripreso l’avventura con il Verbania del quale è stato anche Presidente; la pallacanestro ce l’ha nel sangue ed i suoi ricordi sono uno spasso ed aprono ad un mondo che fa sorridere e fa venire voglia allo stesso tempo di tornare in campo.

muraltese“Dei Presidenti del basket Rosmini il primo che mi ricordo è Negri: mi voleva come allenatore ed aveva un progetto che mi piaceva, ma andai in Svizzera… ricordo che per una sorta di riconoscenza portai la Muraltese a giocare al Rosmini davanti ad una tribuna piena di gente e feci giocare tra l’altro anche Rick Rinaldi, ex NBA. Pensa che Scarlatti riuscì anche a stopparlo! Lui riprese il pallone, segnò e si girò a dare il cinque a Max… credo fosse il 1980. Drutto e Prada erano semplicemente brava gente con tanta passione, mentre fra gli allenatori Pippo Rabbolini è stato un totem a Domodossola: capace e tecnicamente valido… anche se contro di me ha sempre perso!!”

pisentiAlla domanda secca sui giocatori più rappresentativi di Domodossola “Billo” non ha dubbi: “dico Pisenti… sopra tutti; Pisu nel bene e nel male è stato la bandiera di Domodossola per vent’anni; aveva un carattere difficile, spesso risultava antipatico, ma era il punto di riferimento per tutti ed è il giocatore a cui sono più legato dal punto di vista umano. Una volta negli spogliatoi lo sollevai da terra e lui, che era ed è intelligente, capì e cambiò atteggiamento nei confronti miei e della squadra. “Pisu” era così… a fine partita ti invitava ad andare a mangiare insieme e magari non ti parlava per venti minuti; strano, antipatico a volte, ma fondamentale.

Max Castiglia

Max Castiglia

Poi dico Davide Drutto, Alex Rogora, Renato Bo, Max Scarlatti e Carletto Orsi, ma rischio di dimenticarne altri… Silvano Mariola ad esempio era un gran bel giocatore; degli ultimi che ho allenato dico Marco Bassi, Andrea Prada, Max Castiglia e “Ciccio” Bottaro (quest’ultimo aveva cuore da vendere!)… e poi non dimentico Mario Gabutti che a sedici anni si era guadagnato proprio a Domodossola un contratto con Varese… sfigato anche lui! Quell’anno si fracassò il ginocchio….”

Il ricordo più bello e quello più brutto:  “sicuramente la cavalcata vincente fatta con il gruppo di giovani vincendo cadetti e juniores è uno dei ricordi più belli, assieme alle due vittorie in serie D contro Omegna; il più brutto è senza dubbio l’infortunio di Facchini…perdemmo un giocatore da venti punti a partita ed un uomo con il cuore e la grinta che aiutavano nei momenti difficili”.

Uomo o zona? “è doveroso insegnare ai giovani tutte e due le soluzioni… adesso se non fai quaranta minuti tirati di uomo sei un pirla; noi vincevamo le partite variando difese con un sistema che chiamavo <<difesa multipla>>!boh?!”

La chiacchierata con Emilio continua e ogni frase è un pezzo da cineteca; sui ragazzi allenati si potrebbe scrivere un libro a parte: “Davide Drutto è forse uno dei giocatori che mi ha fatto arrabbiare di più! Era un talento straordinario, ma era cresciuto troppo selvatico e con un carattere indolente; aveva una mano che nelle serate calde diventava devastante. Scarlatti è un altro giocatore che secondo  fare di più… il suo problema era che non aveva voglia… bel fisico, bei movimenti, bei fondamentali. Per Sarain una sola parola: CORAZON! Mentre il piccolo Prada, detto “Spina” lo definirei l’Arsenio Lupin del basket… ho visto pochi giocatori rubare palla come lui.”

Ne ricorda tanti di giocatori, ma ha davvero paura di dimenticare qualcuno: “i lunghi di Domodossola sono sempre stati molto forti; il limite è sempre stato nei piccoli… in pochi erano bravi e veloci; se i lunghi avessero avuto una gestione nel settore giovanile più accurata credo sarebbero stati protagonisti di ben altre storie!”

Ma perché <<cabeza e corazon>>?! “ho sempre avuto un particolare feeling con la lingua spagnola e mi divertiva usarla in un mondo, quello del basket, molto americanizzato…. Decisi di inserire intercalari ed incitamenti spagnoli che ebbero successo; piacevano ai ragazzi e li capivano tutti!”

rosmini-stemma-01bE per finire un mix di ricordi… “fra le divise che mi sono rimaste più impresse nella mente c’è quella bianca-azzurra con le sei stellette rosminiane; su quelle stellette avevo ideato l’urlo che ha accompagnato alcuni anni: SEI (le stellette)! CINQUE NON BASTANO! (coloro che scendono in campo…); la sesta stelletta erano i cambi, l’allenatore ed il pubblico. Io urlavo quel motto ed i ragazzi rispondevano TUTTO! Funzionava… caricava bene. Un altro, quello con i cadetti/juniores era particolare… COME ON FELLOWS, NO BREAK! (andiamo felloni, nessuna pausa!)… mi sa che questo appena posso lo rispolvero!”

“Billo” Gabutti: istrionico, simpatico, avvolgente, dirompente…. Un pezzo di storia del Basket Rosmini fatto di “cabeza e corazon”.

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