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FACCHINI: UNA ROCKSTAR A DOMO.

 

articolo-facchiniL’articolo di Eco Risveglio parla di un serio infortunio subito da Facchini, giocatore del Rosmini nella prima stagione in serie D della storia della società; è l’anno in cui “Billo” Gabutti porta a Domodossola una serie di nuovi giocatori: i play Fumagalli e Picarelli, le guardie/ali Facchini e Monti ed i lunghi Bonato e Tognin.

Alcuni si rivelarono “bluff” epocali, altri avrebbero fatto vedere in campo cose egregie: fra questi Facchini, una vera e propria furia.

Personaggio molto “border line”, Facchini si presentava spesso negli spogliatoi con anfibi e mimetica, con il “chiodo” in pelle ed capelli lunghi, con la barba spesso incolta; per noi ragazzini era un oggetto misterioso perché fino ad allora non soltanto di giocatori provenienti “da fuori” non se ne erano praticamente mai visti, ma anche perché questo suo aspetto lo poneva ai nostri occhi come una sorta di “rockstar”.

Ed in campo era una “rockstar”: tanto era improponibile e disordinato fuori dal parquet, quanto protagonista positivo dentro.

Una vera e propria furia capace di giocate che raramente a Domo si erano viste: schiacciava, pressava, tirava dalla distanza, prendeva rimbalzi, picchiava: un giocatore totale che sin dall’inizio del campionato risultò un fattore determinate.

img_2222“Facco” era un gladiatore, un trascinatore, uno che ci faceva venti punti a partita! Senza di lui le cose cambiarono.. “– ricorda Emilio Gabutti, il suo allenatore di allora.

Da censura invece la sua permanenza in Ossola fuori dalla palestra: memorabili, raccontano alcuni compagni di allora, le sue serata al Sandokan di Gravellona Toce… ovviamente sala Rock.

L’avvio del Rosmini quell’anno non fu negativo… almeno fino a quando Facchini potè far vedere di che pasta era fatto.

Domenica 10 Novembre 1991 si gioca contro Pinerolo: Facchini parte subito bene e la squadra a fatica rimane aggrappata agli avversari: al settimo minuto della ripresa ha già segnato 13 punti quando, in una azione di attacco, cade male da un rimbalzo e rimane a terra.

Rottura di tibia e perone: stagione finita.

“Ero seduto in panchina e ad un certo punto ho sentito un rumore tremendo: d’istinto mi alzai dalla panchina pensando avesse ceduto – racconta Davide Drutto -; niente di tutto ciò… era la gamba spezzata di Facchini!”.

Premiazione di un Torneo Ambreuse dedicato ad Alberto alla presenza della famiglia

Premiazione di un Torneo Ambreuse dedicato ad Alberto alla presenza della famiglia; con la coppa Paolo Citrini ed al suo fianco Tiziano “Tanza” Tanzarella

Me la ricordo bene anche io: ero in tribuna, proprio dalla parte dell’area in cui avvenne il fattaccio: al mio fianco, immancabilmente, Alberto Ambroso, “Ambreuse” con il quale abbiamo diviso per anni la passione per la palla a spicchi e per il Rosmini fino alla sua drammatica e prematura scomparsa.

Ci rendemmo subito conto della gravità dell’infortunio e la palestra, pienissima di tifosi, si ammutolì.

E ricordo un particolare che ci fece sorridere anche in quel momento drammatico: il play di riserva, tal Picarelli, si alzò dalla panchina e corse a prendere un sacchettino di ghiaccio; nella concitazione del momento corse verso Facchini, ancora a terra, e lanciò sulla gamba, all’altezza della brutta fratture, il ghiaccio: le lacrime di dolore si trasformarono in un sonante ed indicibile insulto.

Facchini out e partita persa 107 a 73, ma, soprattutto, una stagione che non avrebbe più regalato grandi soddisfazioni e che si sarebbe chiusa con l’immediata retrocessione…. Ci fosse stato quel pazzo di Facchini forse la musica sarebbe stata diversa: d’altronde lui era una vera e propria rockstar.

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