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IL “TESSERINO MAGICO” PER ENTRARE NELLA “CITTA’ PROIBITA”.

Bonacina 03Il Collegio Rosmini è la casa del Basket: è il luogo dove è nato tutto e dove ancora oggi “Cina” e gli altri istruttori iniziano ad insegnare i fondamentali.

Parlando di Collegio Rosmini non si può non fare cenno alla sua “impenetrabilità” degli anni che furono… perché se è vero che nella mia infanzia/adolescenza (fine anni Settanta, fine anni Ottanta) il Collegio incuteva ancora un po’ di timore ed il varcare i suoi cancelli non era mai cosa banale è altrettanto vero che nei decenni precedenti il Collegio Rosmini assumeva le sembianze mitiche della città proibita.

collegio1Una sorta di “palazzo imperiale”, proprio come quello della dinastia Ming e Qing di Pechino.

Allora, stiamo parlando degli anni Sessanta,  il “Rosmini” non soltanto era inviolabile, ma era anche una potenza; a riportarci a quegli anni ci ha pensato uno degli uomini simbolo della storia del Rosmini, quel Franco Fantoni che per anni è stato uno dei talenti più cristallini del basket nostrano nonché uno dei giocatori più “cattivi” (agonisticamente parlando) della storia del sodalizio.

fantoni“Per anni il Rosmini è stato letteralmente inaccessibile – riferisce Fantoni-: l’unico momento in cui si poteva accedere alle aree interne era rappresentato dalla festa annuale.”

Ed in quella festa lo Sport la faceva da padrone al punto da ospitare squadre di serie A, olimpionici ed atleti di valore assoluto… proprio in virtù di quella “potenza” che consentiva al Collegio di entrare in contatto con i “piani alti” della società di allora.

“Io ero uno di quelli che giocavano all’oratorio, insieme a Mariola e Pisu, più giovani di me: un giorno l’amico Moreno Nicoloso, che al Rosmini faceva il liceo, mi riferì che stavano cercando ragazzi per allestire alcune formazioni giovanili… ci andai ed iniziò lì la mia storia con il Basket Rosmini”.

Di lì a poco l’avrebbero seguito Silvano Mariola, Pisenti e tanti altri: il collegio iniziava ad aprirsi al “mondo esterno” dopo anni in cui la pallacanestro organizzata era stata esclusiva dei convittori, i cosiddetti “interni” e degli studenti della prestigiosa scuola.

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Marco Pagni – ex giocatore

“Mi aggregai alla formazione giovanile che fece incetta di trofei alla fine degli anni Sessanta: tanta gavetta e tanto guardar giocare gli altri perché il loro livello tecnico era mostruoso rispetto a quello di noi peones del campetto; in quella squadra c’erano Pagni, giocatore straordinario, l’americano jacobsen, figlio di un console o di un ambasciatore, il nipote del pianista Benedetti  Michelangeli e tanti altri ragazzi”.

Entrare al Rosmini, da giocatore, era allora un po’ più semplice, ma comunque non scontato: “serviva il tesserino magico”. Così lo chiama Fantoni e con orgoglio me lo ha mandato quale cimelio storico, testimonianza di un tempo che fu.

scansione0002Quello era il lasciapassare, la chiave per aprire la porta della città segreta, il segno distintivo di una appartenenza di elite, di una squadra che iniziava in quegli anni una storia che avrebbe raccontato una società che cambiava, una città che si trasformava, generazioni che di anno in anno mutavano radicalmente.

Oggi il Collegio è altra cosa, ma allora….“Pensa che uno dei ragazzi della squadra esibì la sua patente nuova di zecca in una trasferta in pullman; aveva fatto l’esame il giorno prima e già aveva il documento! Roba da fantascienza in un periodo in cui i comuni mortali impegavano settimane per poter avere in tasca l’agognata patente: il Rosmini era una vera e propria potenza”.

scansione0001Il tesserino magico ed un prestigio che, nei tempi che furono, aveva portato il Collegio Rosmini nei piani alti di una Italia che a leggerla oggi assume i contorni romantici del Belpaese che non c’è più.

Il Collegio merita rispetto… una volta senzail tesserino magico era la città proibita.

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