Le notizie di DomoBasket

La comunità del basket domese

MARCO IARIA: I MIEI RICORDI E “QUEL RAGAZZO CON IL K-WAY”.

img_2549Marco Iaria è uno dei tanti “ragazzi del Rosmini”; classe 1967 è titolare con il fratello della gloriosa Gioielleria Iaria di Domodossola. Famiglia stimata con la moglie approdata in Consiglio Comunale nel 2016 con una valanga di voti.

Tifoso del Basket Domodossola ha giocato nelle giovanili tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta.

Da tempo ci scambiavamo messaggi inerenti ricordi ed aneddoti e decido quindi che Marco farà parte del libro perché, come quelli che vende nel suo bel negozio in centro a Domo, i suoi ricordi sono gioielli e la sua passione è pura.

img_2552Certo l’idea di andare a trovarlo in negozio durante le feste natalizie non è delle più brillanti, restando in tema… ma fra un cliente e l’altro, in una fredda domenica mattina di dicembre, riusciamo comunque a parlare dei tempi che furono; perché quando c’è voglia reciproca di parlare del Basket Rosmini non ce n’è per nessuno.

iariaMarco è della generazione di giocatori che nelle giovanili hanno fatto la differenza: un numero di Eco Risveglio del 1981 parla di una squadra allievi che definisce “fortissima”: Comaita, Castano, Pelutti, Guazzoni, Iaria, Bianchi, Rogora, Trischetti, Franzoni, Bogdanovich, Re, Frison, Ambroso, Tomà.

A questi si aggiungeva gente come Nino Cento o Carlo Orsi che scendevano di categoria (“avevamo lunghi devastanti” ricorda oggi Marco).

Quasi tutti ragazzi che sono arrivati in prima squadra, ed alcuni segnando la storia della società.

Di quei tempi ricorda le “trasferte lunghissime, in un periodo in cui la superstrada ancora non c’era ed arrivare a Novara era un viaggio” e ricorda “il furgone giallo della Ford con cui si andava: guidava Pippo ed aveva le frenate più lunghe della storia”.

Il suo esordio in prima squadra è di quelli che non si possono dimenticare: “avevo quindici anni e Pippo (Rabbolini nda) mi dice di portare la roba per giocare con la promozione! Insieme a Guazzoni, Pelutti ed altri ci ritroviamo in prima squadra a causa dell’ammutinamento dei <<senatori>>”.

Eco Risveglio del 03/12/1981 (esattamente 35 anni prima della chiacchierata fra me e Marco… azz….) parla della partita in cui la U.S. Ford Negri Rosmini viene asfaltata in casa contro Oleggio con un pesante 62 – 115.

Si legge. “non tragga in errore il risultato. Per divergenze interne la società non ha mandato in campo la squadra titolare; con Oleggio hanno giocato gli Juniores con un unico “vecchio”, Barozzi”.

La spiegazione di quelle “strane convocazioni” la racconta Marco: “per problemi economici la società aveva chiesto a tutti i giocatori della prima squadra di pagare una quota di iscrizione: per principio più che per la somma in molti iniziarono un braccio di ferro con i dirigenti che culminò con la messa fuori rosa dei <<vecchi>>”

Un episodio rievocato da tanti nel corso degli anni: “ Negri minacciò di non far giocare chi non avesse pagato. Poco a poco, a partire dai giovani che avevano una gran voglia di giocare, hanno pagato tutti tranne il trio: Pisenti, Fantoni e Mariola, praticamente 3/5 del quintetto. Discuti e discuti non si è arrivati a niente ed i tre sono stati fuori tutto il Campionato!” ricorda ad esempio Davide Drutto.

E fra i ricordi di Marco anche “30 secondi di presenza nella finale di gara 1 con Verbania; perdemmo la gara tre decisiva.”

Iaria non è quindi uno di quelli che possono raccontare di aver segnato la storia sportiva della società, ma è uno di quelli che hanno avuto voglia di parlare, di scavare nei cassetti della memoria: discreto play, grande impegno e la pallacanestro nel sangue.

iaria2“Il migliore in assoluto credo sia stato Davide Drutto anche se a me piaceva molto anche Bendini, un cavallo matto! Fra i ragazzi che giocarono con me ricordo Zanola e Panziera… gente che poi per vari motivi non ha fatto il salto di qualità, ma ragazzi forti ed atleti incredibili. Oggi mi piace molto Falconi, un giocatore completo, e nella storia recente dico Politi.. che pivot!”

Ma Marco ricorda anche un certo Vanzo, play del Rosmini per una sola stagione: “tra il 1983 ed il 1984 Vanzo fece vedere cose egregie: era il figlio del direttore dell’UPIM e si trasferì pochi mesi dopo il suo arrivo… era uno forte forte”.

Il suo allenatore è sempre stato Pippo Rabbolini: “nelle giovanili Pippo è stato un grandissimo motivatore; è questa la caratteristica che lo distingueva e che ci consentiva di andare in piazze ben più importanti ed organizzate di noi (ricordo quando andavamo ad Omegna… loro perfetti, con divisa completa e noi che sembravamo degli scappati da casa!) e di uscirne vincitori.

Se devo proprio trovargli un difetto potrei dire che si <<innamorava>> un po’ troppo di alcuni giocatori ed entrare nelle rotazioni per i non eletti era davvero dura… ma Pippo è stato un top; credo che come allenatore abbia vinto molto meno di quello che meritasse”.

camp-iaria“Ci voleva bene… ricordo quando con la sua Fiat 127 bianca portò me, Trischetti, Comaita e Pelutti ad un importante camp a Salsomaggiore con gente come Richardson.. indimenticabile”.

Un aneddoto inquadra bene Pippo: “in un allenamento io e Comaita ce le suonammo di santa ragione… Pippo ad un certo punto, esasperato, fermò tutti e ci mandò a casa: << e domenica non giocate!>>. Fuori dalla palestra io e Comaita avevamo già dimenticato gli screzi sul campo ed il pomeriggio dopo eravamo a ridere scherzare in centro… passò Pippo che ci vide; si fermò davanti a noi, ci osservò in silenzio e poi disse:<<domenica giocate!>>.

iaria55In effetti giocammo… ma dopo aver passato un tempo in panchina.”

Ed arriviamo a Comaita… un ricordo che increspa ancora la voce a Marco.

La prima volta che ne ho sentito parlare è stato in una chiacchierata con Davide Drutto:” Tra tutti i miei compagni – mi disse -voglio ricordare Gianluca Comaita, uno che il basket lo amava davvero tanto e che voleva diventare il più forte di tutti. Andava ad allenarsi da solo tutti i giorni al campetto e l’ho visto tirare sotto la pioggia, con il k-way ed il cappuccio sulla testa. Ricordo una volta, quando ormai camminava con le stampelle ed era chiaro che non avrebbe mai più giocato, nell’intervallo di una partita mi ha detto <<Avessimo potuto giocare insieme avremmo fatto una coppia che spaccava il culo>>.

Marco Iaria in primo piano, Comaita sullo sfondo

Marco Iaria in primo piano, Comaita sullo sfondo

Gianluca Comaita era uno dei migliori amici di Marco Iaria: stessa età e stesso ruolo; lui è il “ragazzo con il k-way, quello che giocava sotto la pioggia. E’ scomparso che non aveva ancora 18 anni per un tumore osseo.

“Gianluca è stato un amico ed uno dei giocatori più forti che abbia mai visto; eravamo play tutti e due, ma lui era di un altro pianeta. Non fosse scomparso in modo così assurdo sarebbe diventato il più grande della storia del Rosmini – ricorda Marco -. Era sempre l’ultimo del gruppo durante le pesanti preparazioni al Collegio condotte da Pippo Rabbolini… poi, appena appariva la palla, diventava il protagonista assoluto.

Mia madre lo ricorda ancora chinato ad allacciarsi le stringhe durante i pomeriggi in cui ci ammazzavamo di canestri e risate; ricordo che quando si tornava a casa dopo una sconfitta in trasferta nel pullmino giallo del Rosmini non volava una mosca; guidava Pippo e dietro tutti in silenzio, occhi e orecchie basse… ma Gianluca non ce la faceva e dopo un’oretta, con la sua erre moscia, diceva ad alta voce: <<Iavo (iaro, soprannome di Marco, storpiato dalla “evve”)…però non abbiamo giocato male>>.. tutti a ridere e cambiava la giornata.

brunamonti03Tra l’altro mi ha trasmesso l’amore per la Virtus Bologna, quella di Villalta, Bonamico e Brunamonti…

Comaita era così; un grande giocatore ed un buono”.

Parlare dell’ultimo periodo di Gianluca fa ancora male a Marco Iaria: “ricordo che all’inizio di una nuova stagione, durante la preparazione, Gianluca continuava a lamentare male ad un ginocchio… in molti abbiamo forse pensato che fosse un lazzarone che non aveva voglia di correre; anche perché era come al solito in fondo al gruppo e mai nessuno avrebbe potuto pensare a quello che stava per accadere”:

I dolori proseguirono, sempre più forti ed un giorno Comaita disse a Marco: “Iavo… sai che ho un tumore?”

“Si sapeva molto meno di quel male allora… meno informazione e meno consapevolezza in noi ragazzini di quanto fosse tremendo quel male”.

Gianluca Comaita è morto a meno di 18 anni… “non so spiegartelo… ma non sono mai andato al cimitero a trovarlo; è più forte di me”.

Ti capiamo Marco… ed i tuoi ricordi valgono più di una visita al cimitero.

Grazie!

Lascia una risposta