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MARCO TAMINI: IL CAPITANO

Marco Tamini

Marco Tamini

C’è un giocatore che non è di Domodossola, ma che a Domodossola ha lasciato ricordi indelebili e che per tutti è un domese a tutti gli effetti; o meglio… per tutti è “il capitano”: perché nel Rosmini quello è un ruolo importante e chi lo ricopre rimane tale per sempre.

Si tratta di Marco Tamini, il capitano appunto.

Arriva a Domodossola da Omegna nel 2001 con Oreste Realini, Max Castiglia e Carlo Orsi: in panchina Pippo Rabbolini ed una rosa costruita per provare ad approdare in serie C2; risultato centrato e nel 2002/2003 Tamini è già un faro della squadra che vede Paolo Citrini in panchina al posto di Pippo e Corrie Barnett a godere dei suoi assist;

la definizione di Corrie su Marco Tamini è la sintesi perfetta: “Il capitano era il grande Marco Tamini… I’uomo che non ha mai visto un tiro che non gli  piaceva…. grande capitano,  bomber, tiratore con il ghiaccio nelle vene  … Gestiva la squadra in un maniera incredibile ed in più era una persone bravissima… indimenticabile.” 

Definirlo “l’uomo che non ha mai visto un tiro che non gli piaceva” è semplicemente geniale..solo un americano poteva coniare una frase così esaustiva. Già.. perché prima di Tamini c’erano i tiri da tre punti; con lui i tiri “da quattro”, realizzati da distanze incredibili.

COACH-VALMAGGIANella stagione successiva è riferimento importante dello squadrone allestito dalla società con coach Lazzarini per una promozione centrata dopo una serie finale in cui Marco risulterà determinante; l’assistant coach di allora, Andrea Valmaggia, così parla dopo la conquista della promozione: “credo però che il giocatore che abbia maggiormente influito su questa serie finale sia Marco Tamini; la stagione scorsa l’ha chiusa infortunato, con una spalla fuori posto ed un ginocchio infiammato ed è sparito nelle partite con Ghemme. Quest’anno non ho parole: non ha mai detto niente nonostante i minuti in panchina, ha sempre incitato i suoi compagni, è stato riferimento giocando anche da infortunato nonostante i divieti del fisioterapista. Nei play off ha difeso in modo perfetto su giocatori importanti… insomma: un vero capitano. E ieri per tirare l’ultima tripla credo sia andato un attimo a casa a Gravellona, ha tirato ed è tornato per festeggiare”.

IMG_2920Un altro riferimento ai suoi tiri… micidiali: alla fine saranno 11 gare giocate con 79 punti… inutile dire che arriveranno quasi tutti dalla lunga distanza.

Marco rimane a Domo nella prima sfortunata esperienza in C1 cercando di condurre dignitosamente a fine campionato la colonia di ragazzini: è una vera e propria “chioccia” e nonostante il fallimento riesce comunque ad essere protagonista.

E’ stato sempre allenatore in campo ed ha aiutato tanti dei nostri coach alle prime armi a crescere: fra questi Marco Bassi che non esita a definire Tamini come “il giocatore senior più forte che abbia mai allenato”.

In campo dava tutto: a volte prendeva delle botte che sembrava si fosse spezzato… si sedeva in panchina, prendeva il ghiaccio, e dopo qualche minuto te lo ritrovavi in campo a chiamare uno schema: fra le sue specialità l’apertura lunga in contropiede… un’arma che è risultata determinate per la vittoria di molte partite.

All’inizio della stagione 2005/2006 divento Presidente: la squadra è tutta domese con uno straniero, il pivot argentino Mussini, e Marco Tamini come “senatore”; ricordo di averlo incontrato su una panchina fuori dalla palestra del Collegio, sotto gli alberi.

“Vorremmo chiederti di fare il play quest’anno” era stato il mio esordio timoroso nel colloquio: Marco era una guardia tiratrice, La guardia tiratrice e la paura che prendesse male la proposta di un nuovo ruolo in cui avrebbe dovuto rinunciare ad un po’ della sua vena realizzativa era forte.

“Era ora che me lo chiedeste… non vedo l’ora di cominciare” la sua risposta.

Disponibile, coraggioso, uomo squadra: mai un problema sul fronte Tamini… lui c’era sempre.

Chiuderà l’avventura domese nella stagione 2008/2009, di nuovo con Rabbolini in panchina e con Marco Carvalho a beneficiare della sua visione di gioco e dei suoi assist.

TAMINI-VIRTUSLa carriera la chiuderà invece a Verbania, nella Virtus, in una squadra che vede qualche volto noto del Basket Rosmini: Stefano Bonetta ed Enrico Realini su tutti.

Di lui parlano tutti allo stesso modo; “Tamini è Semplicemente il mio capitano! Quanto mi mancano i suoi assist!” ha ricordato Stefano Maffioli, mentre l’altro cecchino di quegli anni, Real Vorfa, alla domanda su cosa ricordasse di Marco Tamini ha risposto: ““Le sue triple da 9 metri!!! Era calmo, non aveva bisogno di alzare la voce e agitarsi per farsi rispettare”.

Autorevole e mai autoritario: un capitano vero.

antonio_pirazzi_round“Un signore dentro e fuori dal campo” è invece la definizione di Tamini data da Antonio Pirazzi: ed in effetti Marco è sempre stato così; mai una parola fuori posto, mai una cattiveria gratutita, un profondo rispetto per compagni, avversari, tifosi e società.

L’hanno allenato in tanti ed hanno giocato con lui in tantissimi: non troverete mai una persona che avrà parole di critica nei confronti di Marco Tamini… perché lui era ed è “il capitano”.

2 Risposte

  1. Luciano Mussini

    Grande Marco!!!! sempre bravo in campo e fuori!. In campo una persona seria e molto nobile, a prima vista mi sono sorpreso i suoi tiri da 3! la sua specialità, e per lui non era mai lontano si era apperto!!!!.
    Fuori campo un grande! insieme a Pietro Bellone organizzavano le serate in pizzeria, dove la birra correva come un fiume!!!! grati ricordi! bellissime persone!!! Forza Domo!.

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