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MAX CASTIGLIA: UN “SARDO AMERICANO” A DOMO.

 

Ho deciso di anticipare un’altra pillola del libro che sta faticosamente nascendo… parla di Max Castiglia e lo considero il nostro regalo di compleanno… (Max ha compiuto gli anni pochi giorni addietro).

Sfogliando giornali alla ricerca di notizie sul passato del Rosmini mi ritrovai di fronte un pezzo scritto da Paolo Citrini: siamo nel 2001 ed Eco Risveglio  celebra Max Castiglia, pivot sardo arrivato a Domodossola grazie ad una intuizione di “Billo” Gabutti che lo scopre in un camp a Roma.

Dopo la fallimentare prima stagione di serie D, Castiglia va a giocare ad Omegna per poi tornare nel 2001 a Domodossola grazie ad una mediazione fra il sottoscritto (allora Assessore Provinciale allo Sport del VCO) ed il Direttore Sportivo Michele Burlotto di Omegna.

Castiglia è un altro “cattivo”: uno che sul parquet non risparmiava nulla.

Ecco il pezzo di Eco, a firma, come detto, di un certo Paolo Citrini:

Massimo Castiglia, sardo, classe 1974 è approdato in questa stagione a Domodossola, in serie D, proprio dove era partito 10 anni addietro.

Ha ritrovato gli amici più cari che lo adorano, ha trovato la famiglia del Domobasket pronta ad accoglierlo a braccia aperte, lui con la sua simpatia ha conquistato tutti.

E’ tranquillo, è carico e lo si vede, tecnicamente non ha eguali, difende, corre, prende rimbalzi, usa sinistra e destra con una naturalezza disarmante, è un piacere vederlo giocare.

A Besozzo ha incantato tutti, il coach lombardo Tallone non sapeva come fermarlo, il pubblico si chiedeva da dove venisse, a Daverio ha giocato con Ghielmetti, mentre a Borgosesia si è trovato di fronte al mostro Fontanel (205 cm di muscoli e talento).

Lui non ha fatto una piega, andava a raddoppiare come un forsennato, giocava con il cuore unito alla tecnica, una miscela esplosiva, il pubblico non poteva che applaudire, i compagni si stropicciavano gli occhi, mamma mia Castiglia!

Emblematico un suo tuffo a metà campo per recuperare un pallone vagante; non sbagliatevi, Castiglia non fa la stella, ha un carattere guascone, particolare, ma è un ragazzo sensibile che ci mette il cuore, Domodossola è la sua città, i compagni sono i suoi compagni, Rabbolini è il padre cestistico.

Io scommetto ad occhi chiusi su questo ragazzo troppo spesso facilmente criticato. Gli allenatori di serie D stanno preparando le contromosse, ma se Shake Max gioca al 100% diventa un americano in serie D, capace di dare spettacolo e concretezza. Il povero Adriano De Zan avrebbe detto “chapeau”, giù il cappello, Domodossola ha il suo tesoro e se lo tiene stretto.

Con Max è bastato uno sguardo per capirsi, siamo sicuri non deluderà.

 

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