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MORENO NICOLOSO: “QUEL GIORNO CHE MI PREMIO’ MENEGHIN….”

Moreno Nicoloso è conosciuto “universalmente” per la sua professione: fotografo apprezzato è stato protagonista di mostre prestigiose ed ha immortalato con rara maestria spettacoli musicali di altissimo livello;

Moreno Nicoloso è l’obiettivo del Jazz ed in pochi sanno che ha contribuito alla crescita del movimento cestistico ossolano essendo stato prima un discreto giocatore e poi uno dei primi allenatori del Rosmini.

E’ stato anche uno dei miei allenatori… forse quello di cui conservo il ricordo umano migliore: perché Moreno era un coach “tranquillo”, decisamente più rilassato di suoi colleghi (ogni riferimento a “Cina” e a Pippo Rabbolini sono puramente casuali).

Di lui Davide Drutto ricorda: “Nicoloso è stato il mio primo allenatore: era un ottimo insegnante di fondamentali…forse era troppo amico dei giocatori e quindi, in fase di gestione allenamento o gara, qualcosa a volte poteva sfuggirgli dal controllo.”

Non aveva tutti i torti Davide: da quei meravigliosi anni passati fra la palestra del Collegio e la palestra “Marchioni”, quella delle scuole Milani, è nata infatti anche per me una amicizia che mi ha portato a sceglierlo quale fotografo del mio matrimonio e che ci ha visti collaborare in eventi importanti… Jazz a Domodossola con il compianto “Bobo” su tutti.

Lo incontro dopo un lungo “corteggiamento” in un bar vicino a casa… arriva trafelato con una perla in mano: il calendario 2017 realizzato con i suoi scatti riferiti proprio a quel “Jazz a Domodossola” che ha visto passare in città mostri sacri della musica provenienti da ogni parte del mondo.

Con il suo immancabile orecchino faccio fatica a realizzare che il buon Moreno ha 66 anni… “nonno da meno di un anno” dice orgogliosamente; perché Moreno, in fin dei conti, è sempre uguale.

Un vulcano di idee, un artistoide con tutti i pregi e tutti i difetti di questa strana categoria, un uomo che vive ogni giorno con la passione ad animarlo anche quando le vacche sono magre e fare quel mestiere lì, a modo suo, non è proprio semplice.

Moreno è uno dei testimoni della nascita del movimento cestistico in Ossola: “ho iniziato ad avvicinarmi alla pallacanestro in terza liceo, nel 1967, ovviamente al Rosmini; allora c’erano praticamente solo i campionati studenteschi ed il basket era confinato all’interno del collegio”.

Erano i tempi in cui un certo Don Croce, grazie alla nota “potenza rosminiana” ed alle sue indiscusse doti diplomatiche riuscì ad intrecciare rapporti di collaborazione con numerose società sia di basket che di calcio: Ignis varese e Inter per citarne due.

“Il primo allenatore che ricordo è stato il grande Nico Messina che con la Ignis Varese è venuto più volte a Domodossola… sono passati tanti grandi giocatori… anche un certo Manuel Raga(*)”

Nico Messina, scomparso nel 2005, è stato un professore di educazione fisica;  sviluppò tra i primi in Italia l’importanza della preparazione atletica oltre che quella tecnica. Venne chiamato a Varese nel 1962 da Vittorio Tracuzzi come suo collaboratore.Tra gli anni 1960 e i primi anni 1970 fu allenatore della Pallacanestro Varese, prima a livello giovanile, poi dal 1968 iniziò a guidare la prima squadra. Con la Ignis vinse due scudetti e due Coppe Italia.

Successivamente ha girovagato per l’Italia, tornando alla vittoria solo nel 1977-78, al suo rientro a Varese. Ha allenato anche Virtus Bologna, Napoli, Firenze, Rieti, Brindisi e nuovamente Rieti.

“Messina era un grande innovatore – racconta Nicoloso -; io rimasi letteralmente ammaliato dai suoi metodi nonostante fossi un ragazzino”.

Guardia esplosiva e con una grande difesa Moreno diventa presto allenatore, forse proprio per quelle lezioni “rubate” a Nico Messina: “dal 1970 al 1976 mi allontano dal Collegio per frequentare ingegneria al politecnico di Torino (lasciato a cinque esami dalla laurea! Nda); al mio ritorno divento allenatore dopo aver frequentato il corso a Novara… allora per diventare allenatore dovevi aver arbitrato almeno trenta partite ufficiali; era un modo per sopperire alla carenza di arbitri!”.

Da giocatore ricorda “Fantoni, Mariola e Pisenti erano i tre senatori.. per un certo periodo sembravano gli unici a saper giocare, ma non era così… quello era un bel gruppo; Bendini era un grande giocatore ad esempio e Loris Sarain una vera e propria bestia dal punto di vista della prepotenza fisica!”.

“Ricordo che da studente andammo a fare un torneo arcivescovile a Tradate… c’eravamo noi, Varese, Cantù e Milano. Alla premiazione ci trovammo di fronte la squadra della Ignis Varese per le premiazioni… noi in fila e davanti ad ognuno un mostro sacro della Ignis! A me toccò Dino Meneghin! Era un armadio e ricordo la sua mano… enorme!”

Tornando all’esperienza di allenatore Moreno afferma sorridendo “ero un petersoniano…uno dei pochi che a Domodossola tifava per Milano”.

“Rabbolini e Bonacina allenavano la prima squadra e io mi occupavo del settore giovanile: ho allenato tantissimi ragazzi.. ricordo Anzalone, Muggetti, Drutto, Scarlatti, Castano…; Davide Drutto è stato sicuramente il più forte giocatore che ho avuto modo di allenare… al tiro era incredibile, mentre ricordo Peverini e Gandossi come grandissimi agonisti e difensori”.

Di Davide Drutto ricorda che “mi faceva impazzire quando rientrando in difesa si metteva a sistemarsi la maglietta… lui e la difesa erano paralleli!”

Nella chiacchierata al bar sono tanti i ricordi che Moreno snocciola con il suo classico sorriso: “con gli juniores andammo a Novara e successe una cosa che ha distrutto moralmente gli avversari: in allenamento avevamo provato e riprovato mille volte uno schema di ripartenza che non era mai riuscito in partita, ma quel giono accadde l’imponderabile! Rimbalzo difensivo di Castano, apertura immediata a Drutto che riceve all’altezza del nostro tiro libero e lancio lungo a Scarlatti che chiude con una schiacciata! Due passaggi e canestro… quasi mi commossi!”

Ma gli aneddoti sono tanti… “un mio giocatore, non ricordo bene chi fosse, arrivò alla partita in trasferta e si accorse di aver dimenticato una scarpa! E sempre relativamente ad una trasferta ricordo che stavo portando i ragazzi a Stresa con il mitico furgone giallo del Rosmini… a Baveno incontro una macchina in contromano e per evitarla salgo sul marciapiede… due gomme bucate! Chiamammo Negri (Bartolomeo.. allora Presidente e titolare dell’omonima concessionaria Ford che è stata il primo vero main sponsor del Rosmini, nda) che ci portò le gomme nuove e nel frattempo un genitore al seguito andò in palestra ad annunciare il ritardo….”

Anche un rimpianto nell’esperienza da allenatore: “ad un corso di aggioramento per allenatori parlai con l’allenatore in seconda di Milano… lui si occupava dei cadetti e gli chiesi la disponibilità ad un allenamento congiunto con i nostri Juniores… accettò di buon grado, ma la società non volle. Fu una cosa che mi lasciò molto amaro in bocca”.

Chiude la sua carriera da allenatore con la C femminile a Verbania nella stagione 1984/1985: “mi chiamò Massarelli per allenare la c femminile di Verbania; l’esordio fu traumatico…. Alla fine di un allenamento arrivarono due ragazze tutte trafelate chiedendomi di andare negli spogliatoi…. Entrai e mi trovai di fronte ad una rissa clamorosa! Due ragazze se le stavano dando di santa ragione come neanche Fantoni ai tempi d’oro…. Ricordo che io, i due morosi e due compagne facemmo fatica a dividerle….”.

Moreno Nicoloso è un altro pezzo della bella storia del basket Rosmini: grazie a lui sono entrati nella fortezza inespugnabile del collegio molti ragazzi che hanno poi fatto la storia di questa società.

Con l’apertura del negozio da fotografo Moreno ha sempre meno tempo per la pallacanestro e lascia l’ambiente: “forse non avevo più voglia, forse non mi ricordo nemmeno bene perché me ne andai… “ e forse un po’ la pallacanestro gli manca.

Chissà che non lo si riveda in palestra…

 

(*)Manuel Raga fu ingaggiato dall’Ignis Varese nel 1968 rimanendovi fino al 1975. Con la squadra varesina vinse tre titoli italiani e quattro Coppe dei Campioni. Soprannominato il “messicano volante” in Italia (saltava da fermo 1 m e 10 cm) e “il fenomeno” in patria, è stato il primo giocatore militante in una lega straniera scelto al Draft NBA insieme a Dino Meneghin, scelto nel draft NBA del 1970 all’11º giro (182° assoluto), sempre dagli Atlanta Hawks Raga è stato la 167ª scelta degli Atlanta Hawks nel 1970. Malgrado fosse voluto dal general manager Marty Blake, Raga non giocò mai in NBA perché gli Hawks non avevano i 35.000 dollari necessari per acquistare il suo cartellino.

Nel 1973 Aza Nikolić, allenatore dell’Ignis, decise di sostituire Raga con Bob Morse (all’epoca ogni squadra poteva schierare un solo giocatore straniero). Ma Raga rimase come straniero di Coppa, costituendo con Morse una fantastica coppia di esterni in Coppa dei Campioni. Successivamente Sandro Gamba, succeduto a Nikolić sulla panchina di Varese, vide in Charlie Yelverton l’erede naturale del messicano. Raga ha giocato anche per la nazionale messicana[3], con cui ha partecipato ai Mondiali del 1967 e alle Olimpiadi del 1968.

Dal 1975 al 1979 ha giocato in Svizzera alla Federale Lugano, vincendo 3 titoli e 1 coppa nazionale. Anche il figlio Manuel jr. ha intrapreso la carriera cestistica, giocando in Svizzera

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