Le notizie di DomoBasket

La comunità del basket domese

QUANDO A DOMO INSEGNAVA UN CERTO NICO MESSINA

Nei suoi racconti l’estroso Moreno Nicoloso, prima giocatore e poi allenatore del settore giovanile fino alla metà degli anni Ottanta, ricorda che “Il primo allenatore che ricordo è stato il grande Nico Messina che con la Ignis Varese è venuto più volte a Domodossola… sono passati tanti grandi giocatori… anche un certo Manuel Raga”.

Nico Messina portato in trionfo dai ragazzi del Rosmini

Siamo alla fine degli anni Sessanta e Nico Messina è un professore di educazione fisica che inizia ad allenare la squadra del Rosmini per la disputa dei campionati studenteschi di allora: dal 1966 al 1970 arrivano 4 titoli provinciali, 3 titoli regionali e 3 partecipazioni agli interregionali.

Se è assodato che  la figura di Don Bonacina è considerata da tutti “il padre” del Basket Rosmini è altrettanto vero che, come raccontato dallo stesso “Cina” nel corso della sua premiazione avvenuta al Teatro La Fabbrica nel settembre del 2016, a Domodossola il primo uomo arrivato ad insegnare la pallacanestro sia stato il professor Nicola Messina.

E’ lui il primo istruttore ed è lui l’uomo al quale “Cina” ruberà i segreti dell’allenamento facendogli da assistente.

Nicola Messina, preparatore atletico dell’A.C. Varese-Calcio, del Gruppo Sportivo Ignis Varese e Direttore del Centro Giovanile dello stesso sodalizio avvia la prima scuola di pallacanestro al Collegio Rosmini è forse anche il primo allenatore ad aver raggiunto traguardi significativi.

Ma la storia di Nico Messina vede nella permanenza al Rosmini di Domodossola solo una breve parentesi… per lui la pallacanestro rappresenterà tutta la sua vita ed i trionfi veri arriveranno allenando la Ignis mitica di Raga e Meneghin.

Scomparso nel 2005  all’età di 83 anni viene ricordato come un grande della pallacanestro italiana.

I giornali in qui giorni lo hanno salutato con ricordi di ogni genere…. Fra questi ne riporto uno:

<<Come si dice spesso in questi casi, se n’ è andato in punta di piedi. Nico Messina è morto a Genova nella notte tra sabato e domenica scorsa e lunedì ai funerali erano in quattro: la moglie Gianna, il fratello, un vicino di casa e un amico giornalista che ha fedelmente seguito la consegna dell’ assoluta riservatezza datagli dall’ ex allenatore e uomo di sport. Se n’ era andato così anche dal basket, che prima dell’ epoca da lui vissuta in prima persona si chiamava pallacanestro: dopo aver vinto due scudetti a Varese (1969 e 1978), si era defilato accettando solo incarichi disperati, come salvare dalla B Rieti (tre volte), Brindisi e Napoli. Poi il ritiro in Liguria, gli acciacchi e solo qualche incontro con il suo passato. «Ci siamo trovati in autunno a Santa Margherita – racconta Sandro Gamba che lasciò proprio a Messina la Mobilgirgi nel 1977 – a un incontro per beneficenza con ex azzurri ed ex varesini. Era venuto a salutarci. Quando mi sostituì a Varese ebbe l’ umiltà di prendere una squadra che andava già bene, senza voler inventare niente, e gestirla per farla vincere ancora. Mi ricordo che una volta, quando era a Bologna e io a Milano, vidi il segnale che utilizzava per comunicare un cambio di difesa alla squadra in campo: tirò fuori dalla tasca un biglietto da 10.000 lire… Ognuno ha i suoi sistemi, ma quello era una novità assoluta. Aveva il bernoccolo del rapporto con i giocatori da cui infatti riusciva a ottenere il meglio.

E’ stato capace di fare l’ allenatore condividendo le decisioni con i giocatori. Lo posso confermare: è difficilissimo». «Infatti – conferma anche Aldo Ossola, mente di quella Varese – la nostra era una squadra che sarebbe potuta andare in campo da sola. Messina accettava consigli da tutti. Mi ricordo che con lui si compì un autentico salto di qualità sotto il profilo della preparazione atletica. Era un insegnante di educazione fisica e con i suoi allenamenti abbiamo imparato a memoria i gradoni del palazzetto dello sport, tante erano le volte che li dovevamo percorrere in lungo in largo». «La prima partita del campionato 1968-69 – ricorda Ottorino Flaborea, uno dei terminali d’ attacco di quella Varese tricolore – andammo a Cantù fresca campione d’ Italia. Vincemmo contro ogni pronostico 62-58. Eravamo preparati perfettamente, in difesa non concedevamo niente. Mi ricordo che quell’ estate, in ritiro con la Nazionale, Nane Vianello mi disse: “Vieni da noi al Simmenthal Milano, a Varese andate in B”. Abbiamo vinto il campionato proprio davanti a Milano.

Nico era proprio una brava persona, umile soprattutto». Umile, umiltà. Chiunque lo ricorda così. Anche Mabel Bocchi che lo ebbe come tecnico a Torino: «Aveva un entusiasmo incredibile, come se fosse a inizio carriera – racconta la ex giocatrice pluriscudettata a Sesto San Giovanni -. Aveva una grande voglia di comunicare e sapeva costruire un buon rapporto con la squadra. E non era facile perché era un gruppo che non aveva costruito lui: mi costringeva a giocare lontano da canestro, un incubo… Ma una persona deliziosa». «Era il suo modo di fare – riprende Ossola – quando tornò in panchina nel 1977 e anche nel periodo precedente con Aza Nikolic come allenatore e Nico come direttore tecnico. Con umiltà sapeva sempre tenere in mano la situazione. E aveva anche un bel fiuto. Scelse Rickie Jones che giocò con noi come americano di coppa nel 1969. Sembrava un disastro, poi tornò negli Stati Uniti e giocò anni come professionista. Oppure nel 1968, contro ogni parere, decise di svecchiare la squadra e di affidare la regia a me e di puntare su Meneghin al posto di Bovone come pivot, tutti e due scoperti proprio da lui».

«Oltre ad essere lungimirante – conferma Flaborea -, era una persona di sensibilità straordinaria. E’ stato il primo allenatore, e credo sia rimasto l’ unico, che al termine della stagione regalò a tutti una medaglia d’ oro per la conquista dello scudetto. E negli anni era diventato sempre più preparato dal punto di vista tecnico aggiornandosi e viaggiando negli Stati Uniti. Un autentico uomo di sport, ma nato nella scuola, quindi con la capacità di insegnare e ascoltare. Anche se, devo dire, a noi di quella Varese non c’ era molto da insegnare dal punto di vista tecnico». Sicuramente dal punto di vista morale e umano ha insegnato molto. Il mondo della pallacanestro, diventata oggi basket, lo conferma per sempre.>>

In un’ intervista alla Gazzetta del 1987 Nico Messina si esprimeva così sul suo quintetto ideale: «Il mio ultimo a Varese: Morse, Meneghin, Bisson, Ossola e Yelverton»… mica male come squadra!

L’intervista di Gianfranco Civolani sul numero dei “Giganti del Basket” nel Dicembre 1971 è l’essenza di Messina:

“Finalmente corono un mio antico desiderio. Sì, volevo fare l’allenatore di basket a tempo pieno e non mi era mai riuscito di farlo. Quando ho portato l’Ignis allo scudetto, preparavo pure quelli del Varese calcio e il mattino insegnavo a scuola. Poi un giorno mi convoca il vecchio Borghi e mi fa: adesso scegli fra il calcio e la pallacanestro. Io gli rispondo che ho già scelto e gli dico a voce spiegata “Pallacanestro”, ma lui si scoccia, decide d’autorità e mi rimuove dal basket. Così l’Ignis si prende nientemeno che Nikolic e io passo a preparare in pianta stabile i calciatori. Ma era chiaro che mi rodevo. Poi vado in America, Percudani mi dice che la Norda vuole ingaggiarmi, io ci penso un po’ e afferro che è la grande occasione che cercavo. Con la scuola sono in aspettativa e dunque posso fare il coach a tempo pieno. Finalmente, ripeto.”

Nico Messina con Dan Peterson ed altri grandi coach

Mentre Dan Peterson, su www.basketnet.it ne disegna un profilo bellissimo:

A dire poco, “El Tigre,” Nico Messina, è stato un Personaggio con la ‘P’ maiuscola. Impossibile fare il suo nome nell’ambiente senza sentire un nuovo racconto su di lui. Molti dicono, “Beh, non era un vero tecnico. Era più un preparatore atletico.” Sarà. Ma ne so qualcosa io di Nico Messina, avendo perso la finale scudetto del 1978 contro la sua Mobil Girgi Varese, 2-1. La squadra giocava bene, era allenata bene e lui aveva un grande ‘feeling’ per la partita dalla panchina. Certo, chi vuole diminuire ciò che ha fatto Nico Messina farà fatica con me.

Nico Messina ha vinto due scudetti. Ha pilotato Ignis Varese al titolo nel

La vittoria della Coppa dei Campioni di Aza Nikolic

1968-69 e poi ha lasciato ciò che aveva creato lui nelle mani capacissime del leggendario Aza Nikolic, che ha fatto, in effetti, piazza pulita per quattro anni, 1969-73. A questo punto, è venuto Sandro Gamba ad allenare Varese per altri quattro anni, 1973-77. Poi, Nico Messina è tornato nel 1977, per vincere quel secondo scudetto citato sopra. Poi, in due viaggi in Europa, ha fatto la semi-finale della Coppa delle Coppe nel 1968 e la finale della Coppa dei Campioni del 1978, perdendo quello contro il grande Real Madrid.

Nico Messina era un galvanizzatore. Io sono arrivato alla Virtus Bologna nel 1973, una panchina che lui aveva appena lasciato dopo un 5° posto e un 6° posto (pari merito per il 4° posto) nei suoi due anni alla Virtus. Tutti parlavano di lui: giornalisti, dirigenti, giocatori, tifosi. In questo, lo paragono ad Elio Pentassuglia per l’abilità di entrare nel tessuto della squadra. Poi, gran motivatore. Mi diceva un mio giocatore, Renato Albonico, una volta: “Non sapevamo mai cosa aspettare. Ma sapevamo che ci avrebbe trasmesso una grande carica perché lui aveva questa carica fortissima dentro di lui.”

Forse il suo più grande merito è di avere scoperto e lanciato Dino Meneghin. Dino era già alto ma si dava all’atletica leggera: disco, salti, ecc. Nico Messina lo vede (chissà cosa faceva alla pista di atletica quel giorno?) e lo convince a giocare basket. Dino aveva 14-15 anni ma era in prima squadra a 16 anni. Anzi, aveva 18 quando Varese ha vinto il primo scudetto di Nico Messina. Dino parla ancora con un grande affetto di Nico Messina, che l’ha scoperto, plasmato, insegnato, lanciato in campo, incoraggiato. Per Dino, ci sono sempre due ‘professori’: Aza Nikolic e Nico Messina.

Quindi, Nico Messina era un coach ‘storico’ nella storia del Basket Italiano. Quanti hanno vinto più di due scudetti nella storia della Serie A?

Cesare Rubini (15). Guido Brocca (6). Dan Peterson (5). Ettore Messina (4). Aza Nikolic (3). Alberto Bucci (3). Valerio Bianchini (3) e Charley Recalcati (3). Quindi, solo 8 coaches hanno vinto più scudetti di Nico Messina.

Era, come detto, una persona con una carica umana oltre ogni misura. Per me, hanno coniato la parola ‘simpatico’ con lui in mente; sempre un abbraccio, un sorriso, una battuta. “El Tigre.” Dentro e fuori il campo

Maggiori informazioni http://www.virtuspedia.it/allenatori/nico-messina/

Maggiori informazioni http://www.virtuspedia.it/allenatori/nico-messina/

Lascia una risposta