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LA GRANDE IGNIS VARESE PASSO’ PER DOMO

Nico Messina portato in trionfo dai ragazzi del Rosmini

Correva la fine degli anni Sessanta quando al Rosmini, grazie alle ragnatele di contatti tese dai padri rosminiani ed in particolare da don Croce facevano spesso tappa i giocatori della gloriosa Ignis Varese; di certo la presenza nel corpo docenti di un certo Nico Messina, professore di educazione fisica ed allenatore delle giovanili di Varese (poi chiamato a guidare la prima squadra con la vittoria di due scudetti) ha aiutato a creare quelle sinergie che per anni hanno caratterizzato i rapporti fra Domodossola e Varese nel mondo della palla a spicchi.

La Ignis Varese di quegli anni era una corazzata al punto da attirare le simpatie ed il tifo dei tantissimi appassionati che iniziavano a conoscere questo sport; se per i nati negli anni Settanta la Milano di Dan Peterson era il riferimento naturale, per le generazioni precedenti era Varese la squadra del cuore.

Moreno Nicoloso alla guida degli juniores del Rosmini

Lo ricorda bene Moreno Nicoloso che nell’intervista fatta per domobasket.it ha detto: “ero un petersoniano…uno dei pochi che a Domodossola tifava per Milano”.

Sei scudetti, cinque Coppe dei Campioni, tre Coppe Italia e due Coppe intercontinentali…i numeri fanno la storia e quelli messi insieme dalla Pallacanestro Varese negli anni compresi fra il 1969 e il 1979 hanno ottenuto nel giugno del 2016 il giusto riconoscimento.

La squadra che dominò in Italia e in Europa per un intero decennio (storico il record delle 10 finali consecutive disputate in Coppa dei Campioni) è entrata infatti a far parte della “Hall of fame” del basket italiano, la più alta onorificenza concessa dalla Federazione italiana pallacanestro.

Imprese leggendarie di quelle straordinarie formazioni targate Ignis, Mobilgirgi e infine Emerson…successi che segnarono un’epoca nel basket italiano e internazionale. Le vittorie della Pallacanestro Varese contribuirono a far conoscere il nome della città in Europa e nel mondo rendendo orgoglioso un esercito di appassionati e avvicinando alla palla a spicchi migliaia di persone.

Negli anni ’70 la città giardino era diventata infatti la capitale europea del basket, teatro di sfide indimenticabili contro le più grandi potenze internazionali: dal Cska Mosca al Real Madrid, dal Maccabi Tel Aviv alla Stella Rossa Belgrado. La Pallacanestro Varese diventò l’orgoglio di una città intera, coi tifosi pronti a riempire il palasport di Masnago per assistere alle imprese di Meneghin e compagni.

Ossola, Raga e Rusconi

Se i tifosi del calcio ricordano quasi come una filastrocca alcune formazioni rimaste nella memoria collettiva (Zoff, Gentile, Cabrini…. Sarti, Burgnich, Facchetti…. ecc.) quelli della pallacanetro nostrana non possono non essere rimasti ammaliati da un quintetto stellare: la “Grande Ignis” di “Ossola, Rusconi, Raga, Meneghin, Flaborea“.

Nel 1972 a Raga subentrò lo statunitense Bob Morse, fortemente voluto da Aza Nikolić, che aveva preso il posto di Nico Messina e che aveva la necesità di sostituire l’ala Manuel Raga, il “messicano volante”. I varesini considerarono sbagliata la scelta dell’allenatore, in quanto Raga era un vero e proprio idolo della folla, ma ben presto si dovettero ricredere.

Bob Morse

Al suo esordio in Italia Aza Nikolić lo schierò in occasione di un’amichevole. Il suo primo tempo non fu particolarmente brillante al punto che i tifosi cominciarono a rimpiangere Raga. Nel secondo tempo infilò un 10 su 10 da una distanza che oggi equivarrebbe al tiro da tre punti; nel suo primo anno con la maglia di Varese vinse la Coppa Europea, la Coppa Intercontinentale, lo scudetto e la Coppa Italia. Inoltre fu il miglior marcatore del campionato italiano in sei occasioni tra il 1972-73 e il 1980-81.

Lasciò la squadra di Varese al termine della stagione 1980-1981, dopo aver giocato ben 645 partite e con un high score di 62 punti raggiunto in occasione di un incontro del Campionato 1974-75 contro la Fag Partenope.

La grande Ignis è stata a Domo… beato chi se l’è goduta!

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