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PARLANDO DI QUINTETTI IDEALI……

Impazza la voglia di votare il quintetto ideale dei primi quarant’anni di storia del Basket Rosmini e, prima o poi, riveleremo anche il nostro quintetto ideale..

Quello di domobasket.It.

Prima di parlare di quintetti “domesi”, però,  vogliamo lasciare un altro pezzo del nostro modo di intendere il basket con il quintetto che crediamo sia il più forte in assoluto: roba da fantascienza; è certo condizionato dall’età e dal fatto che non abbiamo l’abbonamento sky per guardare le partite NBA di oggi, ma i nomi che indichiamo sono valori assoluti, fattori assoluti.

Mancano i vari LeBron, Durant e Curry, idoli attuali, ma credimmobili,   ed è una nostra interpretazione del tutto personale, che debbano macinare ancora un po’ per mettersi al cospetto dei seguenti cinque:

Magic Johnson

Michael Jordan

Larry Bird

Shaquille O’Neil

Kareem Abdul Jabbar

Ci sono le due colonne dei Lakers anni ’80, quelli dello “show time”:

Magic Johnson è uno dei più forti giocatori in assoluto della storia della pallacanetro… ha vinto cinque titoli NBA con i Los Angeles Lakers, l’oro alle Olimpiadi 1992 e al Tournament of the Americas 1992 con il Dream Team statunitense, nonché un titolo NCAA con Michigan State nel 1979. È stato eletto tre volte miglior giocatore NBA e miglior giocatore delle finali NBA. Il suo nome figura nel Naismith Memorial Basketball Hall of Fame e nella lista dei 50 migliori giocatori della storia NBA. La sua maglia numero 32 è stata ufficialmente ritirata dai Lakers il 16 febbraio 1992.

Magic Johnson è stato capace di rivoluzionare la pallacanestro: giocò infatti da playmaker, un ruolo tradizionalmente riservato al giocatore più basso e agile di una squadra. Con i suoi 206 centimetri di altezza è stato il play più alto nella storia della NBA, ma al tempo stesso si è dimostrato un giocatore dinamico e dotato di un’eccellente visione di gioco: è divenuto celebre per le doti nel palleggio, i passaggi dietro la schiena, gli alley-oop e i passaggi no-look.

INGLEWOOD, CA – 1988: Kareem Abdul-Jabbar #33

Kareem Abdul Jabbar (nome di battesimo Ferdinand Lewis Alcindor jr cambiato nel 1971 dopo il suo passaggio all’islam) è stato il pivot di quella meravigliosa squadra dei Lakers: alto 218, con 38.387 punti è il primo realizzatore nella storia della NBA, ed è considerato uno dei migliori giocatori della storia di questo sport, nonché il migliore di sempre nel suo ruolo.

Dotato di un fisico molto possente (a 14 anni superava i due metri di altezza) era anche veloce ed estremamente tecnico: non si era mai visto un centro capace di segnare un gran numero di punti, essere molto efficace nei rimbalzi (media di circa 15 per partita), stoppare gli avversari con facilità, fornire assist con l’abilità di un playmaker, andare al tiro con ottima precisione, dimostrando inoltre una classe ed un’eleganza rare per un centro.

Il suo “gancio cielo” è stato immarcabile e rivoluzionario.

BOSTON, MA – JUNE 1987: Larry Bird #33

Di quegli anni è Larry Bird, leader e bandiera dei Boston Celtics che si contendevano proprio con i Lakers la vittoria dela campionato NBA: intelligenza tattica e tiro da tre le sue armi.

È considerato anch’egli uno dei più forti cestisti di sempre, nonché uno dei migliori tiratori della storia dell’NBA ed è stato, per tutta la sua carriera, un giocatore dei Boston Celtics, con cui ha vinto tre titoli. Insieme al rivale ed amico Magic Johnson segnò indelebilmente il basket NBA nel corso degli anni ottanta, guadagnandosi il soprannome di “The Legend”. Scelto come sesta scelta assoluta nel draft dai Boston Celtics, si alternò nei ruoli di ala grande ed ala piccola.

Quando l’NBA impose un salary cap, che limitava il totale degli stipendi di tutti i giocatori di una franchigia sotto un tetto massimo, venne aggiunto un emendamento che permetteva ad una squadra di “sforare” per tenere un giocatore già presente nel roster. Questa correzione fu ribattezzata “Larry Bird Rule”.

Leader carismatico dalla natura fortemente competitiva, faceva spesso uso del trash-talking, vale a dire un linguaggio molto pesante, per mettere sotto pressione psicologica l’avversario.

NEW YORK – MAY 11: Michael Jordan #23

Avvicinandoci ai tempi nostri arrivo a Michael Jordan… devo aggiungere qualcosa a questo nome? Con più di 38.0000 punti segnati in NBA Jordan è stato sei volte Campione NBA, realizzando coi Chicago Bulls due Three-peat, termine con il quale si indica la vittoria delle NBA Finals per 3 edizioni annuali di fila (91-92-93 e 96-97-98), impresa riuscita finora solo a lui e a Scottie Pippen, che era in squadra con lui.

Dopo la vittoria del terzo titolo, abbandonò temporaneamente la pallacanestro per intraprendere una carriera nel baseball, con risultati non equiparabili a quelli ottenuti nel basket; tornò ai Bulls nel corso della stagione 1994-1995 e si ritirò una seconda volta dopo aver vinto il suo sesto titolo nel 1998. Nel 2001 riprese l’attività agonistica, questa volta nei Washington Wizards, rimandendovi per due stagioni prima del ritiro definitivo.

Nel 1999 è stato nominato come “più grande atleta nord-americano del XX secolo” dal canale televisivo sportivo ESPN; scelto per il Naismith Memorial Basketball Hall of Fame il 6 aprile 2009, vi è stato ufficialmente introdotto l’11 settembre 2009. La fama acquisita sul campo lo ha reso un’icona dello sport, al punto da spingere la Nike a dedicargli una linea di scarpe da pallacanestro chiamata Air Jordan, introdotta a partire dal 1985.

La sua biografia sul sito della National Basketball Association dichiara: “Per acclamazione, Michael Jordan è il più grande giocatore di pallacanestro di tutti i tempi”.

E a chiudere questo “quintettino” una mia passione: Shaquille O’Neil.

Soprannominato “Shaq”  durante i suoi 19 anni di carriera in NBA ha giocato in sei squadre, conquistando quattro titoli, tre con i Los Angeles Lakers e il più recente, nel 2006, con i Miami Heat.

Con il Team USA ha vinto il mondiale 1994 in Canada e il titolo olimpico ad Atlanta 1996, ed è l’8° marcatore NBA di tutti i tempi. Dopo l’annuncio del suo ritiro i Los Angeles Lakers hanno reso nota l’intenzione di voler ritirare il nº34, indossato da Shaq nella sua permanenza in California.La cerimonia è avvenuta il 2 aprile 2013.

Il 4 aprile 2016 è stato inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame ed il 22 dicembre 2016 i Miami Heat, squadra in cui ha militato dal 2004 al 2008, hanno ritirato la sua maglia numero 32.Dal 2017 fa parte anche del FIBA Hall of Fame

Alto 216 cm per 147 kg, dotato di un piede numero 57, viene considerato uno dei giocatori più dominanti della storia NBA.La sua imponente struttura fisica, supportata da una possente muscolatura, gli permetteva di combinare potenza ed esplosività insieme alla capacità di giocare spalle a canestro risultando davvero difficile da contenere.

Memorabili i tabelloni disintegrati da sue schiacciate impressionanti.

Aveva nel tiro libero il suo più evidente punto debole: la sua percentuale realizzativa in questa voce statistica è inferiore al 53%, con un record negativo NBA di 0/11 stabilito nella sfida interna contro i Seattle SuperSonics dell’8 dicembre 2000. Vista l’elevata probabilità di errore, le squadre avversarie adottavano spesso una tattica, nota come Hack-a-Shaq, che consisteva nel mandare O’Neal in lunetta nei momenti decisivi della partita, sperando che sbagliasse.La leggenda narra che questa sua difficoltà nel tiro libero fosse dovuta ad una frattura della mano subita quando era piccolo.

A fine dicembre del 2008 O’Neal ha raggiunto il poco ambito traguardo dei 5000 tiri sbagliati dalla lunetta, che fino ad allora era stato appannaggio del solo Wilt Chamberlain (mica male come compagnia…).

 

Mentre guardando in Italia crediamo che la Milano guidata da Dan Peterson, quella che nella stagione 1986/87 mise in bacheca un triplete da antologia (scudetto, Coppa dei campioni con la finale di Losanna contro il Maccabi Tel Aviv e Coppa Italia contro Pesaro) sia una squadra che ha lasciato il segno indelebile nella storia del basket italiano….

D’Antoni, Premier, Barlow, Mc Adoo, Meneghin (con Boselli, Gallinari, Ambrassa, Bargna e Pittis a completare la rosa) hanno dato vita ad una formazione fantastica.

Non è di certo il miglio quintetto italiano, ma una delle migliori squadre di sempre del campionato italiano senza dubbi (e qui i tifosi di Varese, tantissimi, si scateneranno!).

Se dovessiml scrivere dei nomi probabilmente sarebbero questi (… e li sto scrivendo…): Pierluigi Marzorati, Carlton Myers, Antonello Riva, Dino Meneghin e Renato Villalta… non sarà la più forte di sempre, ma provate a giocarci contro…

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