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LORIS SARAIN: UNA BESTIA SOTTO CANESTRO

Sarain con lo staff tecnico della Cestistica

Achille Sarain, detto Loris, è uno di quei giocatori che ti rimangono impressi non tanto per la bellezza di un gesto tecnico o per i suoi fondamentali: raramente ha “sbancato” un match ed il suo tabellino marcatori non è mai stato brillante.

Ai suoi tempi a segnare ci pensavano altri… i vari Drutto, Mariola, Rogora e Scarlatti per citarne alcuni.

Ma Loris Sarain è il prototipo del sesto uomo: una figura fondamentale nella pallacanestro; quello che entra dalla panchina e spesso risolve situazioni difficili.

Loris era (ed è) una roccia: un fisico bestiale ed una carica agonistica che raramente ho visto in campo.

“… nome di battesimo Achille e mai nome fu più azzeccato. Il guerriero, dotato di un fisico pazzesco oggi verrebbe definito atleta verticale. Era dotato di una stacco da fermo impressionante; sebbene non altissimo riusciva a schiacciare da fermo a due mani e per quei tempi era veramente tanta roba! Se si considerano le scarpe di un tempo e i terreni di linoleum che certo non favorivano l’elevazione. Sono sicuro che se Loris avesse praticato atletica leggera sarebbe diventato un decatleta di livello nazionale”. Lo dipinge così il suo allenatore Pippo Rabbolini ed il quadro disegnato è perfetto.

Loris era uno “specialista” dei rimbalzi, dei blocchi e del gioco duro: “quando il gioco si faceva duro, Loris cominciava a ballare” ha raccontato un suoi compagno di quei tempi.  E questo tipo di giocatore è fondamentale in un gruppo: la sua presenza da una sensazione di tranquillità e sicurezza ai compagni perché tutti sanno che se la partita dovesse prendere la strada dell’agonismo spinto c’è chi è in grado di entrare in campo a battagliare senza esclusione di colpi.

Ce ne sono stati parecchi di “quei giocatori lì” nella storia del Rosmini: in quella generazione tantissimi; Fantoni, Tomà, lo stesso Pisenti e Renatone Bo erano duri a morire e spesso la battaglia non la subivano, ma la iniziavano,

Nei tempi più recenti Oreste Realini: anche lui un “sesto uomo” di sostanza e cattiveria che, come Loris, è entrato nel cuore dei tifosi del Domo.

“Bastava la sua presenza per far capire agli avversari che non era il caso di andare oltre” raccontano di lui… ed era proprio così: quando il suo fisico statuario entrava in campo erano scintille.

La sua passione e la sua dedizione lo hanno spinto a giocare oltre i 40 anni e fino all’ultimo Loris è stato un trascinatore: un “animale” da allenamento… il primo a salire sul parquet, il primo della fila negli esercizi preparatori, l’ultimo ad andarsene e sempre con la maglietta fradicia perché per Sarain il campo era dedizione totale.

Finita l’avventura nel Rosmini ha giocato ancora nella Cestistica: con Max Boiardi ha portato esperienza a servizio della neonata squadra fondata da “Sopu” Santopolo e da alcuni suoi amici: i ragazzini che hanno avuto modo di allenarsi con lui hanno imparato il sacrificio ed hanno imparato a rispettare il campo ed il gioco.

Oggi è ancora sul parquet… nella Cestistica, la sua seconda casa, fa parte dello staff tecnico ed è uno spettacolo guardarlo durante le partite perché ci sono momenti in cui nei suoi occhi si legge ancora il furore agonistico di chi sta dicendo “coach, fammi entrare… ci penso io!”.

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