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ANGELO PETRULLI: MAESTRO DI VITA E DI “CALABRO”…

E’ passato un anno porca miseria!

Giuseppe Bottani non è solo un prezioso dirigente del Basket Rosmini da anni; è anche impegnato con il G.S.H.Sempione 82, il sodalizio sportivo che vanta dieci titoli italiani di atletica per diversamente abili.

E’ uomo impegnato Giuseppe ed è ammirevole la sua dedizione in quello che fa.

Qualche giorno addietro mi ha chiesto un ricordo di Angelo Petrulli, il compianto Presidente del G.S.H. Sempione 82 per cui organizzammo anche un toccante minuto di silenzio al palazzetto lo scorso anno.

Quel ricordo lo voglio rendere pubblico perchè, rileggendolo, mi pare sia un degno omaggio ad un uomo straordinario.

Correva l’anno 1995 ed io ero giovane consigliere delegato allo Sport del Comune di Domodossola; due anni prima ero stato eletto in Consiglio Comunale, appena ventenne, ed avevo iniziato la mia “carriera” politico amministrativa.

L’allora assessore alla Cultura, il compianto professor Dario Gnemmi, si ritrovò suo malgrado anche la delega allo Sport e volle che me ne occupassi io… troppo distante da questo mondo il povero Dario, intellettuale e critico d’arte che con le attività sportive aveva poco a che fare.

Incontrai Anna Minini, allora presidente di quel G.S.H. Sempione 82 che già conoscevo perché in passato avevo avuto modo di seguire un po’ di basket in carrozzina: c’era da organizzare a Domodossola, nel luglio dell’anno successivo, i Campionati Italiani di Atletica per diversamente abili, una sfida importante nella quale ci buttammo con entusiasmo.

E’ nel lungo cammino che ci portò all’evento che conobbi Angelo Petrulli: nacque subito una simpatia reciproca che si trasformò in stima e rispetto prima ed in una bella amicizia poi.

Credo che con lui non potesse che finire così, perché l’uomo era carismatico, vulcanico, determinato e buono… profondamente buono.

Allora aveva un negozio di articoli sportivi a Pallanzeno e spesso ci si trovava lì ad organizzare eventi, a ragionare sull’ultima genialata di Giorgio Schroffenecher o, più semplicemente, a chiacchierare.

“Ti piacciono quelle scarpe?” domandò un giorno ad un ragazzino che stava ammirando un nuovo paio di scarpe da calcio.. “Tantissimo, ma non ho ancora tutti i soldi per comprarle”.

“Inizia a portarle a casa e ad usarle… quando avrai i soldi me li porterai”.

L’episodio è la sintesi dell’Angelo Petrulli che ho conosciuto, che ho frequentato, che ho amato: generoso e solare alla faccia di quell’handicap che con lui pareva scomparire tanta era la sua voglia di vivere e la sua forza.

Per la cronaca i campionati italiani andarono benissimo, a parte una brutta pioggia in occasione del concerto organizzato alla fine della kermesse… il G.S.H Sempione 82 aveva dimostrato di poter fare il salto di qualità e così avvenne anche negli anni successivi.

Approdato in Provincia in qualità di Assessore allo Sport chiamai subito Angelo, diventato nel frattempo Presidente del sodalizio, e costruimmo insieme a Giorgio un progetto per utilizzare il Sempione 82 quale testimonial della Provincia del VCO: matrimonio fortunato se è vero che dal 2001 al 2016 la società ha collezionato poi ben dieci titoli italiani.

Una scelta rivoluzionaria quella di affidare la promozione di un territorio ad una società come il Sempione 82… ma fu una scommessa vinta ed una bella avventura.

Il logo della Provincia sul petto Angelo lo portava con orgoglio e non mancava occasione che non ricordasse “da quando siamo diventati testimonial non abbiamo più smesso di vincere”… in realtà non era il logo sul petto a vincere, ma il cuore che c’era sotto.

Un cuore grande impegnato quotidianamente a dare ai ragazzi del Sempione 82 una occasione di riscatto, la possibilità di uscire di casa e di socializzare, la voglia di allenarsi e di misurarsi con gli altri e con loro stessi, l’occasione di diventare campioni e di ridere… ridere tanto.

Perché con Angelo c’erano i moneti seri, ma c’era la possibilità di sorridere; severo al punto giusto, autorevole e non autoritario, caparbio nello spingere tutti a superare i limiti.

Con Angelo ho anche avuto la possibilità di incontrare Papa Woitya, quel Giovanni Paolo II che ha lasciato un segno indelebile nel suo tempo e nella storia del mondo: un’emozione unica in una trasferta che ha rinsaldato l’amicizia con Angelo e che mi ha consentito di “viverlo” per due giorni consecutivi.

Ricordo che al ritorno mi ritrovai a ragionare sul fatto che mi avesse impressionato di più Petrulli che non Woityla… una considerazione assurda ed un abbinamento irriverente ed inopportuno che lascia però intendere quanto la sua figura avesse fatto breccia nel mio cuore.

Il suo “italo-calabrese” era uno spasso… ricordo le risate e le prese in giro che nascevano da suoi strafalcioni e ricordo anche il tentativo di Angelo, con il fido amico Saccà, di insegnarmi il “calabro”, come dicevano loro… tentativo fallito miseramente, ma quanto ridere!

Mi spiace da morire di aver perso un’agenda in cui, per un certo periodo, mi segnavo, con la sua complicità, le frasi storpiate ed i modi di dire di Angelo… sarebbe stato un gran bel “rileggere”.

Ogni volta che lo incontravo era una idea nuova, una iniziativa nuova, una nuova sfida: venni a conoscenza del curling, ad esempio, proprio grazie ad Angelo perchè prima non sapevo nemmeno esistesse; la partnership con la Tigros dell’amico Orrigoni è stato l’ultimo grande traguardo raggiunto insieme.

I miei impegni mi hanno portato ad allontanarmi per qualche anno dalla mia terra ed a centellinare gli incontri con Angelo: la cena annuale del Sempione 82, qualche evento, le partite del suo amato basket Rosmini erano le occasioni in cui chiacchierare, ma ancor di più ridere e scherzare.

“Come andiamo col calabro?!” mi chiedeva spesso…. Era un modo per ricordarci che nella vita si può essere grandi senza rinunciare al sorriso, si può essere professionisti senza dimenticarsi di essere uomini.

Ed io ho avuto l’onore di incontrare un grande uomo. Uno che non ha mai mollato, che non ha mai smesso di impegnarsi, di mettersi in gioco, di voler vivere.

Ho visto gli occhi di molti ragazzi negli incontri pubblici ai quali partecipavo con Angelo; lo guardavano spesso come l’ho guardato io il giorno che lo incontrai per la prima volta: con ammirazione.

Perché Angelo Petrulli è stato prima di tutto un maestro di vita… e non è vero che non ci sia più; è dentro tutti coloro che hanno avuto la fortuna di imbattersi in  quell’uomo tenace e generoso, vitale e sorridente… e buono, profondamente buono.

‘Ndivi Angelo.

Michele Marinello

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