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40 ANNI DI BASKET ROSMINI….ECCO IL QUINTETTO ED IL ROSTER IDEALI! CHE NE DITE?

Novembre 1978: nasce la U.S. Basket Rosmini Ford Negri, una nuova società affiliata alla Federazione Italiana Pallacanestro che prende vita dall’esperienza dei campionati studenteschi del Collegio Rosmini.

Fra un mese esatto cadranno i 40 anni dalla fondazione e nel 2018 la nuova Basket Rosmini Domodossola SSDaRL prosegue la storia iniziata proprio nel collegio mantenendo intatto il nome e portando avanti una esperienza quarantennale che, riletta, è un po’ la storia della nostra terra.

E’ in fase di impaginazione il libro che narra tante storie di questi primi 40 anni e siamo all’annuncio degli esiti del sondaggio avviato qualche mese addietro per trovare il cosiddetto “quintetto ideale”: il responso ci ha portato a disegnare il quintetto base e le 5 riserve con i due allenatori più votati.

Il mix fra passato remoto e “era moderna” che ne è scaturito disegna un roster fortissimo, fortemente legato alla città e molto ossolano.

E allora annunciamolo questo quintetto:

Fabrizio Foti, Simone Cerutti, Stefano Maffioli, Mauro Pisenti e Fabio Leonardi con in panchina coach Pippo Rabbolini.

Il roster è completato da Marco Tamini, Davide Drutto, Real Vorfa, Matteo Maestrone e Corrie Barnett con coach Enrico Montefusco a menare le danze.

Tanta roba…

Fabrizio Foti è stata una bandiera della società, protagonista assoluto di numerosi campionati di C e della promozione in serie B; un campionato chiuso con antidolorifici per restare comunque in campo nella serie finale: semplicemente epico. Ha resistito alle sirene di categorie superiori pur di restare in quella città che non ha impiegato molto ad adottarlo.

Divertente l’aneddoto di Pierangelo Bianconi riguardo al fatto che l’arrivo di Fabrizio a Domodossola fosse stato disegnato da qualcuno come un vero e proprio “pacco”: Foti è sicuramente il playmaker più forte che io abbia mai visto giocare a Domodossola con visione di gioco, tiro, coraggio, abnegazione, difesa.

L’abbraccio fra le lacrime a fine gara 5 contro Alba, a promozione in serie B acquisita, è uno dei ricordi più belli ed emozionanti che conservo e conserverò nel cuore.

Simone Cerutti evoca uno dei passaggi di una fantastica canzone di De Gregori:“Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette….” È forse questo il pensiero che ha solleticato molti di coloro che hanno potuto assistere al suo esordio in prima squadra a Domodossola. Stagione 2003/2004, quella della corazzata di Lazzarini per intenderci.

Simone entra in campo appena quindicenne e uno dei suoi primi palloni giocati lo presenta al grande pubblico: fa un numero incredibile per uscire da un raddoppio lasciando  gli spalti ammutoliti; inizia così la sua avventura.

Domese, classe 1988, può giocare play o guardia indifferentemente; buon tiro, grande velocità, ordinato e capace di interpretare perfettamente gli schemi: è da sempre un pupillo di tutti gli allenatori che si sono succeduti sulle panchine del Domo guadagnandosi ogni stagione un ruolo importante. Oggi è faro della Cestistica dopo aver conquistato una promozione in serie B con il Rosmini ed aver disputato il successivo Campionato di B proprio con Foti play.

Stefano Maffioli è senza dubbio uno dei talenti più cristallini mai nati fra i monti dell’Ossola; giocatore completo aveva qualità offensive impressionanti ed una capacità rara di rubare palla all’avversario. Dopo Davide Drutto è stato Stefano Maffioli il giocatore che ha infiammato i tifosi di Domo e mica per niente è risultato il più votato di tutti con ampio distacco.

“Stefano era un autodidatta – ricorda Pippo Rabbolini che lo ha allenato per diverse stagioni -: tutto quello che faceva sul campo l’aveva imparato da solo vedendo le partite NBA e poi provando e riprovando al campetto gesti tecnici che per molti erano inarrivabili. Amava “giocare” e non amava gli allenamenti classici. Preferiva divertirsi uno contro uno, partita, gioco libero e questa sua natura libera gli ha forse precluso altri palcoscenici. Di lui ricorderò sempre il sorriso e la felicità di un bambino quando poteva esprimere la sua pallacanestro che nasceva dal cuore.”

Inizia a giocare a sette anni, invogliato da padre, ed è subito un colpo di fulmine: Stefano e la pallacanestro per anni saranno una cosa sola.

Mauro Pisenti detto “Pisu” è stato uno dei senatori, uno dei leader storici del Basket Rosmini.

Lui ha certamente scritto una pagina importate della nostra storia: personaggio dal carattere “particolare” poteva apparire antipatico e distaccato a chi, come me, viveva il mondo del Rosmini dalle giovanili guardando alla prima squadra come un bimbo  guarda i regali sotto l’albero. Non dava confidenza e faceva pesare il suo ruolo, ma se riuscivi ad abbattere la diffidenza o il distacco iniziale scoprivi un ragazzo/uomo brillante.

Emilio Gabutti l’ha scelto come uomo simbolo, come il più forte della storia del Domo e la spiegazione arriva dalla descrizione di lui fatta da Pippo Rabbolini, suo allenatore/amico: “Pisu è stato per 10 anni il totem del basket. Aveva iniziato nel campetto dell’oratorio per poi venire chiamato nella squadra del collegio, dove ha affinato la tecnica sotto la guida del coach Nico Messina.”

Dotato di grande carisma ha insegnato ai compagni oltre alla tecnica anche le tante malizie di cui era un vero fuoriclasse. Perché “Pisu” era uno che sapeva come intimorire l’avversario senza che l’arbitro vedesse, che sapeva come usare i gomiti, che sapeva far valere le sue doti da leader.

E a chiudere il quintetto Fabio Leonardi: pivot non altissimo, ma dotato di buoni movimenti e di una mano discretamente educata è stato il riferimento per anni del Basket Rosmini in serie C2 e C1 sotto le plance.

Ragazzo educato e posato in campo diventava grintoso e si faceva valere con grande agonismo: problemi alla schiena ne hanno limitato il potenziale, ma Fabio è entrato nel cuore dei tifosi ed il risultato del sondaggio lo dimostra.

Figlio di Ennio Leonardi, una delle figure chiave nella storia del Rosmini e Presidente per tantissime stagioni ha saputo guadagnarsi sul campo un posto da “titolarissimo”: ha disputato diverse stagioni nella Cestistica prima di appendere le scarpe al chiodo.

In panchina Pippo Rabbolini…. Uno dei simboli della storia del Basket Rosmini.

“Pippo era un grande! un maestro appassionato ed appassionante! Duro e massiccio come doveva essere un allenatore all’epoca” racconta uno dei tanti, tantissimi ragazzi che ha allenato.

Quel tuo essere un duro con i ragazzi è una costante dei racconti di molti, come una costante è il buon ricordo che hai lasciato… “in fondo ci voleva bene” è la conclusione di molti ricordi; lo conferma lui stesso: “Ero un cagnaccio con i ragazzi, ma li ho sempre considerati come figli… anzi… se devo proprio riconoscermi un altro difetto è stato proprio che i miei due figli li trattavo in maniera ancor più severa rispetto agli altri. Sono stato pesante ed eccessivo con loro ed è giusto riconoscerlo. Nei miei anni di allenatore delle giovanili sono stato burbero e spesso ho forzato la mano per ottenere il massimo, ma il fine ultimo era cercare di trasmettere ai ragazzi voglia, amore e passione… e forse in molti casi ci sono riuscito.”

Ecco il quintetto ideale…. E con loro altri cinque giocatori fondamentali;

Marco Tamini

Marco Tamini: “Un allenatore di qualche anno fa lo definirebbe “lui per me numero uno”(Dan Peterson, leggenda dell’Olimpia Milano ai tempi di D’Antoni, Mc Adoo e Meneghin, nda), un vero leader rispettato da tutti compagni e avversari” lo descrive così Pippo Rabbolini che continua: “Molto equilibrato e sicuro di se stesso, possedeva quello che io definisco “razionalità istintiva” cioè la capacità di prendere decisioni importanti con estrema naturalezza. Nei momenti difficili entrava in uno stato di trans agonistico assoluto mantenendo però una calma tipica dei grandi, risolvendo situazioni difficili come solo un vincente sa fare. E’ stato un giocatore che ha portato nella squadra un esempio di professionalità, sempre presente negli allenamenti, serio e determinato, riteneva l’allenamento un momento fondamentale; non tollerava cali di intensità e pretendeva da tutti il massimo impegno. Mai una parola fuori posto o fuori luogo. Ci fidavamo di lui e i compagni si sentivano sicuri nelle sua mani. In campo era il CAPO”.

La definizione di Corrie Barnett su Marco Tamini è la sintesi perfetta: “Il capitano era il grande Marco Tamini… I’uomo che non ha mai visto un tiro che non gli piaceva…. grande capitano,  bomber, tiratore con il ghiaccio nelle vene  … Gestiva la squadra in un maniera incredibile ed in più era una persone bravissima… indimenticabile.” 

Definirlo “l’uomo che non ha mai visto un tiro che non gli piaceva” è semplicemente geniale..solo un americano poteva coniare una frase così esaustiva. Già.. perché prima di Tamini c’erano i tiri da tre punti; con lui i tiri “da quattro”, realizzati da distanze incredibili.

Davide Drutto: è stato uno dei più grandi marcatori della storia del Rosmini; implacabile contropiedista e grandissimo tiratore da tre punti. Allergico alla difesa era capace di vincere le partite da solo.

Inizia a giocare tardissimo: a 15 anni fa il suo primo allenamento al Rosmini, siamo nel 1981, e da li non smetterà più di segnare. Chiude la sua carriera quasi tutta domese (una brevissima esperienza a Verbania lo porterà lontano dal Collegio) dopo la stagione in serie D con “Billo” Gabutti in panchina, per poi riprendere ed abbandonare definitivamente la palestra nel 1996.

Per tutti noi “ragazzi” degli anni Settanta Drutto era un idolo: sicuramente uno dei più grandi marcatori del Basket Rosmini ed uno dei talenti offensivi più evidenti.

Pippo Rabbolini, storico allenatore del Rosmini di quegli anni, lo dipinge così: “Davide Drutto era ed è una persona corretta ed equilibrata dentro e fuori dal campo con alle spalle due splendidi genitori, papà Mario e Mamma Jonne (papà Mario ricoprì per alcuni anni la carica di presidente della società) che ci accompagnavano sempre nelle trasferte ed erano un esempio di comportamento corretto. Davide croce e delizia, attaccante formidabile, non ha terminato una partita sotto la doppia cifra sia a livello giovanile che senior. Dotato di un repertorio invidiabile per fermarlo gli avversari erano costretti al fallo o per limitarlo dovevano schierarsi a zona. La difesa per lui era una pausa per recuperare le energie fisiche e mentali per poi scatenarsi nell’azione offensiva.”

Real Vorfa: cecchino albanese arriva a Domodossola dopo una lunghissima trattativa; ricorda Real: “Arrivo a Domodossola dopo aver fatto un’ottima stagione a Trecate dove, con una squadra neopromossa, eravamo arrivati in finale. Ero stato anche il miglior marcatore del campionato. Sapevo che a Domo le aspettative nei miei confronti erano alte. Mi ricordo un gruppo molto unito. Ragazzi che si conoscevano da anni e che si frequentavano anche fuori dal campo. Non fu difficile inserirmi.”

Due stagioni per lui per poi passare al Verbania di Gabutti, ma giocate che sono rimaste nella memoria di tanti. Fascetta per i capelli e calzini  rossi il suo vezzo, contropiedi fulminanti e tiri da tre da ogni angolazione la sua specialità; con Stefano Maffioli ha formato una coppia d’attacco formidabile.

Matteo Maestrone: che dire di Teo? Un altro “capitano” storico in questo roster formato da tante personalità carismatiche.

La finale play off contro Alba che ha portato alla promozione in serie B è stato l’apice della carriera agonistica di Maestrone con una gioia strozzata da un altro grave infortunio. Secondo crociato andato. E’ stato celebrato così dalla Società all’inizio della stagione 2016/2017:

“Ci sono ragazzi che hanno fatto la storia del Basket Domodossola… chi per doti tecniche che hanno ammaliato i tifosi (escludendo gli eroi della promozione in serie B, vi ricordate l’argentino Cuadrelli? O l’uruguagio Carvalho? O la coppia Stefano Maffioli e Real Vorfa? solo per citarne alcuni…), chi per un episodio particolare (il pugno di Fantoni piuttosto che Maxi Moreno che imita un gorilla per irridere un avversario un po’ troppo arrogante, l’allenatore Gabutti che intercetta una rimessa laterale piuttosto che alcuni show del lungo Castiglia), chi per grinta (vi diamo un nome solo…. Oreste Realini…)…. C’è chi la storia la sta ancora facendo e chi continuerà a farla .. e poi c’è lui: il Capitano.
Ha lasciato un ginocchio nella partita della vita, quasi la storia volesse fargli pagare un pegno in più per il coronamento di un sogno. Sta recuperando… perchè lui non molla mai. Lui c’è sempre stato e ci sarà sempre: con i suoi rimbalzi impressionanti, quelle stoppate devastanti, quel modo di difendere che ha spesso consentito di vincere le partite, quel suo tiro dall’angolo, quella presenza pesante nello spogliatoio, quel suo essere davanti a tutti negli allenamenti… elegante nei modi, “cattivo” il giusto in campo, autorevole: Matteo Maestrone è e sarà il capitano…. Sempre.
Grazie capitano…”

Nient’altro da dire: grazie Capitano.

E per finire l’americano Corrie Barnett perché una squadra che si rispetta non può non avere un americano.

Arriva a Domodossola nell’estate del 2002 grazie all’iniziativa di Paolo Citrini: “volevamo un americano per riportare la gente al palazzetto, per dare entusiasmo ai bambini”. Ci rimane una sola stagione, ma, evidentemente ha lasciato un segno profondo nel cuore dei tifosi.

Primo straniero dell’era moderna oggi Corrie è in Toscana; dopo Domodossola Corrie vince un Campionato a L’Aquila non potendo però salire di categoria per le regole della federazione. La stagione successiva, a Campli, Barnett  disputa la sua stagione migliore in Italia:  la squadra vince 30 partite su 30 entrando nella storia del basket abruzzese come la prima squadra imbattuta. La tappa successiva è stata San Severo dove Corrie perde in finale… una carriera conclusa proprio in Toscana con un ultimo campionato di C2.

In panchina coach Montefusco: anche per lui una sola stagione, ma un segno indelebile lasciato a Domodossola dove sono ancora in tanti a ricordare le sue sfuriate ed il suo modo sanguigno di vivere la pallacanestro.

Un roster di altissimo livello…. Capitani coraggiosi con spiccate qualità da leader (Foti, Pisenti, Tamini, Maestrone), tiratori micidiali (ci vorrebbero forse due palloni) e tanto spettacolo.

Cercheremo di organizzare un evento con tutti loro…. Stay tuned.

E FORZA DOMO… LA STORIA CONTINUA…

 

 

 

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