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NON SI CHIEDE LA VITTORIA, MA LA “GARRA”SI.

L’Uruguay è uno di quei Paesi dove dovrebbero mettere delle porte di calcio alle frontiere. Al visitatore sarebbe chiaro che quel Paese altro non è che un gran campo di football con l’aggiunta di alcune presenze accidentali: alberi, mucche, strade, edifici… ” (Jorge Valdano)

E’ una efficace descrizione di cosa rappresenti il calcio per il piccolo Uruguay: poco più di 3 milioni di abitanti, due mondiali all’attivo e squadre mitiche come Penarol, Danubio e Nacional de Montevideo.

Perchè questo esordio calcistico? perchè il segreto dei successi uruguaiani (o uruguagi) nel mondo è rappresentato dalla “garra”.

Gli uruguaiani o uruguagi sono discendenti di un popolo chiamato Charrùa. I Charrùa erano una tribù indigena che abitava nella zona del Rio de la Plata. Riuscirono ad opporsi, combattendo con orgoglio, onore e coraggio alle prevaricazioni colonialiste finché non caddero vittima di un genocidio nel 1831. A perpetrare il massacro fu il primo presidente uruguaiano Fructuoso Rivera. I Charrùas che non perirono in battaglia furono fatti prigionieri e lasciati morire o in galera oppure per ciò che concerne le donne, vendute come domestiche. Da quel momento il termine Charrùa o essere discendenti di quel popolo, ha acquisito nella storia connotazioni di fierezza, di orgoglio, di dignità, di forza e di voglia di combattere nonostante un destino che sembra essere già scritto.

La Celeste, così viene chiamata in gergo la nazionale uruguaiana,  per lunghi tratti della sua storia ha incarnato esattamente lo spirito Charrùa che unito alla “Garra”, letteralmente “artiglio”, tipico di quasi tutte le squadre sud americane e centro americane, rende questa squadra una nazionale epica.

E proprio “la garra” è la caratteristica che nello sport ha consentito spesso di vincere a squadre ed atleti sulla carta più deboli: perchè non bastano tecnica e tattica… in alcuni casi, se non spesso, sono il cuore, la grinta, la determinazione e la cattiveria agonistica a fare il risultato.

Se vogliamo il nostro “voler vincere, saper perdere” è una traduzione elegante del concetto di “garra”.

Voler vincere: determinazione, orgoglio, cattiveria, lavoro, impegno, disciplina…

Saper perdere: rispetto, dignità, onore e saper lottare comunque fino alla fine.

Ecco… la partita di domenica a Castelletto è stata una sconfitta che ci poteva stare, ma che è arrivata senza che si sia vista da parte di tutti la garra”.

La famiglia del Basket Rosmini sa quali sono le difficoltà di questa stagione: sa riconoscere valori e limiti; sa che non sarà semplice e non pretende la vittoria.

La famiglia del Basket Rosmini chiede e pretende “la garra”… chiede e pretende di vedere in campo giocatori mai domi, che lottano su ogni pallone, che non mollano mai.

Chiede e pretende che tutti ci credano… fino all’ultimo secondo dell’ultima partita.

Non chiede la vittoria, vuole vedere la garra.

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